9 anni di Gasp a Bergamo visti da Roma (2)
ilromanista.eu scrive a proposito dello scontro di domani
Domani è di nuovo domani e per la Roma tutto riparte da Bergamo, il luogo da cui passa il suo domani. Archiviato quel lontano 2025 con De Rossi sotto la Sud, il nuovo corso si apre con Gasperini, verosimilmente sotto la Nord atalantina. Anche se poi non sarà davvero lì, il significato resta: una sorta di simmetria nel tempo, una parentesi riflessa tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, mentre il presente resta sospeso come una schedina da 1X2. Un po’ come quando, a metà anno, ci si ferma a fare un bilancio personale.
La Roma di Gasperini, se vuole crescere davvero, deve inevitabilmente confrontarsi con il passato ingombrante del suo allenatore. E il debutto avviene proprio nel luogo in cui Gasperini ha costruito sé stesso: nove anni da “piccolo Ferguson” capaci di portare nella valle Brembana storia, coppe europee, imprese ad Anfield e una Coppa Uefa. Spostandosi poi verso il mare di Genova – restando idealmente agganciati all’ultima giornata della scorsa stagione – anche lì Gasperini raccoglierebbe solo applausi.
Il punto è questo: Gasperini è una certezza, non ha più nulla da provare. A 67 anni, più sei mesi alla Roma, ha già dimostrato ampiamente cosa sa fare. È un Geppetto che costruisce storie. Domani, però, si volta un attimo a guardare il suo Pinocchio, oggi un po’ più fragile: sarà come l’ultimo sguardo al passato nell’episodio finale di una serie, prima di chiudere la porta e dirigersi senza rimpianti verso un futuro forse ancora più grande: noi. O no? Viene da dire: “magari mi porta una Coppa Uefa”. Però, in linea teorica e sulla carta – soprattutto quella geografica – Roma è più grande di Bergamo. Così come lo è di Napoli, che pure in questi anni ha vinto persino degli scudetti.
La conclusione è semplice: deve arrivare il nostro momento. E il ritmo lo detta il nostro direttore d’orchestra, sempre lui: Gasperini. L’idea che tutto cominci da Bergamo, come primo passo di un futuro da costruire, dovrebbe suggerire questo: la proprietà, forte anche di un sì allo stadio grande come Pietralata, faccia un ulteriore sforzo – quello possibile, naturalmente – e fornisca al nostro Geppetto legno nuovo, materiale di qualità, materia viva.
Gasperini è convinto di poter vincere a Roma perché qui c’è una piazza unica, una struttura solida e una base già importante. Ma per arrivare in cima bisogna costruire, mattone dopo mattone, e salire. Per me la Roma è una cosa seria, tutt’altro che marginale: riguarda stati d’animo, memoria, sentimenti, e crea legami profondi, perfino amori. Amo Gasperini perché accanto a una cosa seria voglio una persona seria, uno che lavora. Gasperini è questo: che abbia un fischietto, uno scalpello o una bacchetta in mano, è un allenatore che sa cosa fare e che vuole vincere.
Dategli la possibilità di riuscirci, prendiamogli i giocatori che chiede, e sono convinto che potrà portarci dove tutti speriamo. E qui potete scrivere voi il finale dell’articolo d’inizio anno con gli auguri: Scudetto, Coppa Uefa, Lazio in B, Champions, Viareggio, Conference, una finale col Liverpool…
Per me, l’unica vera sfida resta una sola: essere romanisti, sempre.
