07-09-2018 07:50 / 22 c.

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Quanto dura il cammino dall’esaltazione alla depressione, calcisticamente parlando? In casa Atalanta, sei giorni. Lo spazio che intercorre dal pareggio in casa della Roma dopo un primo tempo da stropicciarsi gli occhi per la bellezza delle trame del gioco della Dea alla sconfitta interna contro il Cagliari dovuta a una squadra che semplicemente non c’era con la testa. Perché le menti di tutti erano rimaste al «Parken Stadium» di Copenaghen, a quella palla che non ha voluto entrare nella porta della formazione danese, a quella maledetta lotteria dei rigori, a quella bruciante eliminazione dai gironi dell’Europa League 2018/2019. Una mazzata psicologica difficilmente recuperabile nel giro di sole 72 ore e infatti l’Atalanta scesa in campo domenica scorsa è stata lontanissima parente di quella che da due stagioni a questa parte sta ricevendo i complimenti di tutti gli addetti ai lavori.

Ora vi sono due settimane di sosta benedetta, l’ideale per elaborare il lutto sportivo e rituffarsi in campionato concentrati al 101%. Due settimane di duro lavoro fisico e – soprattutto – mentale. Ma anche due settimane di ricerca. Ricerca di un fattore che ha sempre caratterizzato l’Atalanta e l’ambiente atalantino ed è stato principale fautore dei successi delle ultime due stagioni: l’umiltà. Il Presidente Percassi l’ha sempre ribadito e l’ha ribadito nuovamente alla vigilia di questo campionato: ok i sogni europei, ma prima di tutto la salvezza.

Opinione e pensiero più che legittimo, quello del numero uno della società bergamasca. Ma, da qualche tempo a questa parte, per una parte dello splendido tifo atalantino sembra che nominare la parola “salvezza” sia quasi un delitto di lesa maestà. D’accordo, ci sono le dichiarazioni di Gasperini di Ferragosto, quelle in cui il tecnico afferma che ora come ora è incoerente parlare di salvezza.

Ora, lungi da noi mettere in discussione quanto di buono ha fatto, fa e farà – di questo ne siamo arciconvinti – Gasp con l’Atalanta, ma neanche lui è il depositario della verità assoluta. La Dea è la Regina delle Provinciali ma nel corso dei suoi quasi 111 anni di storia di stagioni dove alcuni obiettivi sono stati palesemente dichiarati per poi essere bocciati dal campo (un esempio per tutti, l’Atalanta versione 1993/1994 con l’acquisto del tanto strombazzato Franck Sauzée, i tifosi neroblu hanno già capito) ve ne sono state.

Perciò, affermare che il primo (occhio all’aggettivo numerale ordinale, primo non significa assolutamente “unico”) obiettivo dell’Atalanta 2018/2019 è la salvezza non deve essere interpretato come un disconoscimento dei valori tecnici della rosa ma come una pratica da chiudere nel più breve tempo possibile. Nella logica del “passo dopo passo”. Poi, una volta ottenuta, si ragionerà d’altro.

fonte mondosportivo.it



di Marcodalmen




  1.  
    Io la vedo così:
    - Umiltà è una parola che ha grande significato nell'attegiamento delle persone verso la vita. Il calcio non è la vita ma solo un mezzo della vita. Del quale si può benissimo fare a meno. Chi ne fa una ragione di vita è per rispettabilissima scelta personale. Ma non il campo in cui si debba misurare l'umiltà.
    - la situazione attuale dell'Atalanta non credo che debba comportare un bagno di umiltà per l'ambienta atalantino. Nel calcio si vivono gli eccessi di un ambiente in cui l'umiltà rischia di tarpare le ali alla squadra.
      Ritengo sia giusto da questa finestra esaltarsi nelle vittorie a scapito dell' umiltà e essere depressi dopo i traguardi mancati, senza pensare di averla persa. Lo ritengo un grosso errore.
    I Danesi infatti non sono stati umili, sono stati pratici. Ecco, noi bergamaschi siamo stati sconfitti nella nostra virtù migliore.
    Onore al Copenaghen e noi , più che all'umiltà, guardiamo di più alla praticità. Senza quella non si va da nessuna parte.
    Ma poi, ve lo immaginate il tifo della Nord rivestito di umiltà ?
     
     


  2. Col Copenhagen non siamo usciti per colpa di mancanza di umiltà. Siamo usciti perchè il loro portiere ha parato di tutto (soprattutto all'andata) e i nostri hanno sbagliato troppo davanti (soprattutto al ritorno), fine. Se entra una/due delle occasioni create, noi passiamo e non ci ritroviamo a fare discorsi come questo sull'umiltà.
     
    Vero è, però, che c'è stato un aumento vertiginoso del "celodurismo" qui nel forum.
    Molta più spavalderia, molta più ganasseria, li asfaltiamo, che figata la trasferta a Sarajevo (e passiamo una settimana di panico totale quasi fuori al primo turno), chissenefrega dell'avversario Sofia o Copenhagen basta andare in trasferta europea, il Copenhagen vale una media serie B (dopo l'andata...e intanto loro ogni anno fanno una competizione europea, e ci hanno battuto con l'esperienza)
    Per qualcuno sarà entusiasmo, a me sembra spavalderia senza senso. Pure io ci casco ogni tanto con i miei amici, a dire che quest'anno facciamo il culo a tutti, però poi esco a fine agosto e mi sento un pirla!
     
    Fly down. Non troppo, ma down


  3. Fa strano vedere un'ambiente che dopo frosinone e roma (2 partite 7 gol )diceva che nessuno poteva fermarci e addirittura chi parl va di Champions , ed ora dopo Cagliari (3 terza partita) si dica che ormai sanno come giochiamo e ci fermeranno sul campo .....


    • infatti,  dopo la partita con la Roma il Gasp era uno stratega immenso e tre giorni dopo a sbagliato tutto.
      Forse un pò di umiltà se la devono dare i tifosi. 
      Abbiamo un'ottima squadra e un bel gioco ma ci sono anche gli avversari che dispongono di risorse infinitamente superiori alle nostre.
      Un pò di sano realismo e rimettere i piedi a terra fa bene.



    • In tutti i campi ci sono persone che si esaltano dopo un successo, e si deprimono (troppo) dopo un insuccesso.
      Non c'e' niente da fare. Sembra patologico.
       
      L'Atalanta tornera' ad essere grande.
      Forse ci vorra' pero' un po' di tempo per integrare completamente i nuovi, e far assimilare il nostro gioco.


  4. SergiodeBrusa -
     07/09/2018 alle 13:16
    Più che l umiltà secondo me dobbiamo ritrovare l entusiasmo che l anno scorso era presente in tutte le gare di E.L. e due anni fa in campionato. 
    La giusta umiltà serve per non sottovalutare l avversario ma è  l entusiasmo che ti consente di provare a vincere sempre anche quando la squadra che incontri ti è  superiore.
    Nella centenaria storia dell Atalanta l essere umili è una caratteristica che ci ha quasi sempre contaddistinto  mentre al contrario ci è mancata un po' di ambizione e sfacciataggine alcune occasioni .
    Gasperini è stato un maestro anche in questo è fará di tutto per ricreare quel mix di entusiasmo e voglia di superare i propri limiti che è stato così bravo a portare qui a Bergamo. 


  5. Secondo me non è questione di umiltà ma semplice te un dato di fatto reale , Djimsiti, Mancini, Pasalic e per ora Zapata  non sono,ancora all’altezza di chi è partito. Se poi aggiungiamo Hateboer in calo Freuler idem e la mancanza del Bepi dove vuoi andare ? Se ti salvi a due giornate dalla,fine hai fatto bingo. Ma se le cose si sistemano ti giochi le coppe ma non sta più semplice...
    c


    • D'accordo sulla prima parte del discorso (Entusiasmo) completamente assurdo il discorso che ci si salva a due giornate dalla fine... Va bene essere pessimisti e volare basso ma sei sceso talmente di quota che rischi di dover schivare i sassi 


  6. Secondo me il "problema" è che ormai ci conoscono tutti e ci ripagano con la stessa medicina. Pressing alto, pullman in difesa e ripartenze veloci. Almeno le 'piccole" squadre e le parigrado. Per assurdo sono convinto che giocheremo meglio (indipendentemente dalla vittoria o meno ) contro squadre "superiori" che non si mettono a fare barricate


    • Come fai a fare il "pressing alto" se metti il "pullman in difesa"?
      Le due cos mi sembrano inconciliabili.
       
      Circa "il problema è che ormai ci conoscono tutti" a me sembra invece che, contro il Cagliari, fossimo noi ad essere "irriconoscibili".
      Mancavano alcuni elementi chiave per poter fare in maniera efficace il nostro gioco abituale.


    • se fai pressing alto non puoi mettere il pulman davanti alla porta, mi sembra una contraddizione. Vero invece che ci han pressato alti ed abbiamo sofferto, secondo me più che altro perchè Mancini e Djimsiti che han giocato bene in fase difensiva, non hanno la spiccata attitudine di Toloi soprattuto per l'impostazione quindi da dietro il solo Masiello ci provava e bloccato lui nn c'era la superiorità a cemntrocampo per avere il passaggio facile. Inoltre con 6/11 reduci da Copenaghen sulle seconde palle arriveremo tardi.
      Prima di fasciarci la testa direi di aspettare di rientrare dalla sosta, Ferrara non è un campo facile ma non è neppure la juve quindi un buon punto di partenza per capire che campionato faremo
       


  7. Mah ognuno può dire la sua ..ma parlare di umiltà perduta per una squadra allenata dal VateGasp personalmente mi fa pensare ad un'eresia calcistica. ..


  8. Che la tifoseria (o almeno una consistente parte di essa) stia subendo una piccola mutazione genetica è evidente, tutti usano espresisoni come "il livello che abbiamo ormai raggiunto" e altre "spavalderie" varie: ad ascoltare i discorsi che la gente fa allo stadio e a leggere articoli/post qua e là in internet si percepisce una certa dose di presunzione che prima degli straordinari risultati degli ultimi due anni non c'era.
    Non sono né per la linea percassiana, che per altro non si capisce quanto sia semplice scaramanzia o vero convincimento, né per quella gasperiniana... Penso che la linea giusta sia quella adottata lo scorso anno: abbiamo l'impegno europeo (quest'anno era quello dei preliminari), gli avversari ci conoscono, pensiamo a far bella figura su tutti i campi e in tutte le competizioni... quello che otterremo sarà conseguenza dei valori di questa squadra e questo club.


  9. Non si è perduta nessuna umiltà... Solo sfiga, braccino e troppe partite ravvicinate. 


    • Più che braccino, parlerei di tempistiche "sbagliate" (nel senso di tardive) negli acquisti, con conseguente ritardo nell'amalgama del gruppo e/o ritardi di condizione (ma Zapata...non la faceva con la Samp ? oppure, più semplicemente, era solo diversa quella fatta da noi in funzione dei preliminari ?). Sentir parlare poi di zona Champions o financo di scudetto era (ed E') semplicemente ridicolo. Razionalmente, abbiamo alzato l'asticella - termine tanto caro a qualcuno - per ciò che riguarda la lotta salvezza che non ci dovrebbe più preoccupare...per il resto, un bel bagno di umiltà diciamo che...ci voleva....


      • Mah dissento da questa analisi, sarebbe valida se col Copenaghen avessimo giocato come col Cagliari creando poco o nulla. Solo nella partita la Pasalic si è trovato due volte da solo davanti alla porta spalancata ed ha centrato il portiere ed abbiamo avuto almeno 5 occasioni buone per segnare. Non l'abbiamo messa.


        • Si, ma se è per quello, non l'ha messa neanche Zapata...La sfiga c'entra fino ad un certo punto. Oltre, vuol dire che sei tu a non essere bravo a sufficienza (potrei intendere in precisione, per esempio). Così come il braccino corto: quest'anno con l'arrivo di certi profili che fino a 5-6-7 anni fa ci potevamo solo sognare, possiamo dire che abbiamo crosteggiato ? Mah. Di certo siamo una BUONISSIMA squadra...come lo era il Sassuolo prima di noi , ma certe uscite su champions ecc.ecc. erano - e sono - semplicemente ridicole.


          • Io parlavo di braccino del tennista, quello che non ti fa chiudere le partite, non di braccino della borsa dei soldi... 


  10. Amò drè? 
    Che palle! 


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