29/07/2018 | 04.00
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Ancora sul 2-2 di Reggio. Io l'ho visto cosi' - by Giuliobas

Risultati immaginiUn 2-2 che ha sorpreso tutti, una rimonta balcanica che non smette di tener banco nei discorsi di ogni atalantino che sia sotto l'ombrellone sulla riviera romagnola o già in procinto di preparare le valigie per la Bosnia.
Quasi quarantotto ore dopo il triplice fischio dell'ottimo ungherese Bognar, a mente fredda analizziamo alcuni spunti sui quali i tifosi neroazzurri hanno dibattuto a lungo nelle ultime ore.

TUTTA COLPA DI BERISHA?
Uno dei temi che ha accompagnato le discussioni del post-gara è stato quello, come sempre accade quando le circostanze non vanno nella giusta direzione, di trovare un primo colpevole a quei 300 secondi di blackout che hanno complicato la qualificazione orobica. Il primo indiziato è stato l'estremo difensore albanese mai chiamato in causa per i primi 65 minuti di gioco. In realtà le colpe di una confusione generale sono da attribuire sì a Berisha il quale in occasione del pareggio bosniaco ha effettuato un'uscita bassa ballerina lasciando vagare la palla davanti alla porta, il tutto però in un disagio collettivo in cui 4 giocatori neroazzurri rimangono sbalorditi e Sisic ne approfitta per infilare la retroguardia. Dunque piccoli errori che hanno aperto la strada ad un'impensabile rientro dei bosniaci, pecche che non arrivano solo dall'ex Lazio forse ancora etichettato come insicuro dopo lo scivolone a febbraio sempre a Reggio Emilia contro il Borussia Dortmund. Se contro i tedeschi poteva pure starci il dare la massima colpa a Berisha, nella gara di giovedì è ingiusto fare lo stesso: è vero che il portiere bravo è colui che si fa trovare pronto e reattivo al primo colpo, ma in questo caso la crocifissione è esagerata visti anche gli errori di marcatura di chi si è perso Handzic sulla prima rete(atteggiamento blando e disattento di Toloi e Mancini) e lo sbandamento di gruppo patito sulla seconda.

D'ALESSANDRO: IL DURO LAVORO DA GREGARIO
Gregario è un termine che incontriamo spesso nel ciclismo, colui che aiuta il campione nella riuscita alla scalata, quello che para l'aria e difende con i denti il compagno più forte. Anche nel calcio esiste una figura simile che molto spesso non viene però premiata a sufficienza perché forse il compito del gregario è anche questo: lavorare in silenzio, all'oscuro dei riflettori, imbottito magari dalla continue critiche. D'Alessandro non ha mai sfondato veramente nel calcio ma nella Dea di Gasperini ha sempre svolto questo ruolo. Non ha avuto molte chances, ha dovuto pure sobbarcarsi un anno di purgatorio con il Benevento ma nemmeno l'esperienza campana non ha dato frutti vivaci sia a livello di club (retrocessione in B già annunciata) che personale. L'esterno cresciuto nella Roma, arrivato in terra orobica dal 2014, nell'era Gasperiniana nella prima stagione ha ricevuto qualche possibilità ma la sua scarsa vena realizzativa e l'esplosione dei talenti giovani lo hanno relegato a subentrante. Tutti però ci ricordiamo un gol fondamentale nella corsa all'Europa: la Dea veniva da due ko contro Udinese e Juventus e un pari a San Siro con il Milan, a Bergamo prima della sosta natalizia vi era Atalanta-Empoli, serata fredda di fine dicembre, punteggio fissato sull'1-1 e al 94' fu proprio D'Alessandro a insaccare la palla della svolta. Fu l'unica rete di quel campionato per lui, lui che è un gregario e che giovedì a Reggio Emilia vista l'influenza di Ilicic ha avuto l'occasione di ritentare. Corsa a non finire fino a recuperare palla nelle retrovie, ha combattuto con grinta nelle linee di passaggio fittissime avversarie, si è procurato la punizione del 2-0. Non avrà tecnica eccelsa, sicuramente tutti preferiamo che in quella posizione giochi Ilicic, ma per professionalità, umiltà e sacrificio un plauso va anche a lui. Un panchinaro così bisogna tenerlo stretto e chissà che ogni tanto non regali anche qualche lampo di felicità.

GARA DA 6 PER GOMEZ: ECCO PERCHÉ
Non è bello rivangare sulle pagelle e nemmeno spiegarle troppo con l'intento di essere quello che ha la verità in tasca anche perché come sempre ognuno si fa la propria idea della partita, di un giocatore particolare in base anche alle proprie aspettative. Ognuno dunque ha delle impressioni diverse e come di consueto ogni opinione è opinabile. Come su Berisha anche sul Papu si sono scatenati diversi pareri. Gomez è apparso grintoso e ha sempre messo lo zampino in tutte le azioni del primo tempo, comprese le due marcature neroazzurre con due pennellate che hanno dato il la al 2-0 iniziale. Oltre a questo, una spina costante nella retroguardia bosniaca, uno delle poche chiavi capaci di scardinare a aprire il lucchetto balcanico con serpentine ubriacanti. Nella ripresa però si è visto un calo netto e sostanziale frutto anche del fatto che la forma fisica non è ancora delle migliori: il Papu si è rivelato spesso macchinoso rallentando la manovra della banda di Gasperini e trovandosi spesso invischiato nella gabbia dei raddoppi degli avversari che gli hanno fatto perdere lucidità e incisività nelle azioni. Il 6 in pagella( frutto di impressione personale, non legge divina) sembra così il voto più giusto per la sua partita del Mapei Stadium. Una cosa è sicura: le sirene di mercato non c'entrano, quel che manca ancora è la condizione e un po' di benzina nelle gambe.

TRASFERTA A SARAJEVO: GIÀ UN BIVIO?
Il 2-2 casalingo non è uno dei risultati migliori soprattutto se così inaspettato e bugiardo (dal punti di vista dei tiri in porta e delle occasioni). Ora la trasferta in terra balcanica diventa una pratica più complicata del previsto. Lo stadio del Sarajevo può arrivare a contenere fino a 35.000 spettatori, l'Atalanta potrebbe trovare una vera e propria bolgia. Inoltre l'atteggiamento degli avversari sarà quello di resistere asserragliati in difesa considerato che non hanno l'obbligo di vincere. Dalla parte degli uomini di Gasperini deve esserci la consapevolezza di essere più forti, che la qualità maggiore alla lunga può trionfare. Inoltre ci saranno quasi sicuramente sia Ilicic che Freuler, Pasalic avrà assaggiato l'ambiente neroazzurro e potrà essere una pedina da utilizzare a gara in corso e in più tutti gli altri, compresi Gomez e Zapata avranno sicuramente integrato la loro condizione con una settimana di allenamenti nei muscoli. Servirà testa, concentrazione, attenzione ai minimi dettagli che diventano determinanti a questi livelli. Come sarà determinante l'eventuale qualificazione: un'uscita così precoce sarebbe un duro colpo all'entusiasmo e soprattutto essendo solo il 2 di agosto la paura dei tifosi resta quella che il mercato potrebbe regalare brutte sorprese. Non pensiamo al peggio: se la Dea gioca come sa nulla è davvero perduto! E superato questa fase difficile ne uscirà con una mentalità più forte!

Giuliobas

By staff
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