Home In Evidenza “Cose dell’altro campo!” – by RitA

“Cose dell’altro campo!” – by RitA

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Rientro dalle ferie dove, lo ammetto, avevo staccato la spina sia dal calcio mercato, sia dai piagnistei dei vari agenti e dei loro rappresentati, sia dalle eventuali novità introdotte sul campo… e mi ritrovo che al 28′ primo tempo, la partita si blocca. Guardo lo schermo e no, non è la fine dei primi 45’…. Sia mai che da oltreoceano mi ero persa la notizia dell’introduzione della moviola in campo?? Finalmente! Anche se, lì per lì, mi sfuggiva su quale decisione arbitrale si stesse per indagare.

No, no… aspetta un attimo, tutti si accalcano a bere…. Tempo regolamentale come calcio a 7!?

“Ma no, Rita. E’ l’introduzione del time-out per bere…” mi aggiorna una mia amica.

Non ci sono davvero più le stagioni di una volta! Il clima cambia, Bergamo diventa tropicale e quasi quasi apro un chiringuito sotto lo stadio, o lungo le bianche spiagge del torrente Morla…

Naturalmente, “l’anomalia” non l’ho notata solo io ed il brusio, con relativi commenti su come i ragazzi in campo (di tutte le squadre) siano diventati “delicati”, si è levato da tutti i settori.

Indentiamoci, questa pausa la ritengo necessaria e intelligente non solo là dove le partite si giochino in paesi come Brasile o Emirati Arabi, ma anche quando si vengono a creare situazioni di caldo afoso, umidità elevata e orario non proprio geniale (12.30 ad agosto). Ma domenica…. sì faceva caldo, ma non più delle classiche domeniche di fine estate a Bergamo.

Subito, mi è sorta anche una domanda: perché introdurre una cosa del genere nel nostro campionato, quando accorgimenti tecnici, come la moviola in campo (applicata da quasi tutti gli sport), atti a migliorare il gioco e ridurre inutili polemiche (senza nulla togliere alla godibilità dello sport in questione) sono stati respinti al grido “NON ROVINIAMO IL CALCIO, SPEZZETTEREBBERO SOLO IL GIOCO, ROVINANDONE LA BELLEZZA”….
E poi mi mettete il break/pausa/time-out/arimo per bere?????!!!!!!

Due minuti, quando la moviola in campo dura uguale o meno. Quando i giocatori già ad ogni decisione dell’arbitro, non condivisa, non solo spendono 5 minuti della loro vita a fare storie, recriminare, fingersi poveri innocenti, mandare un saluto alla mamma del guardalinee e consigliare una meta turistica in cui andare il prossimo fine settimana al direttore di gara di turno…ma anche, e soprattutto, a rifocillarsi e dissetarsi nell’area tecnica della propria squadra. Insomma, tutte cose che già spezzettano il gioco.

Insomma, lasciando di base il fatto che il clima di Bergamo non è torrido a tal punto, il portiere ha le sue bottigliette d’acqua appena dietro la porta e i compagni si abbeverano ad ogni fischio dell’arbitro… quindi, che bisogno c’era??

Quelli a cui dovrebbero concedere un po’ di attenzione in più, a mio parere, sono le persone sugli spalti. Noi sì che avremmo bisogno di un break acqua anche a metà dei due tempi regolamentari!

Siamo già lì un’ora prima, se non di più, su quei gradoni di cemento che consentirebbero, in estate, di cucinare pà e strinü per tutti, senza bisogno di griglia. Il sole che ti picchia in faccia e la bottiglietta, stappata, che praticamente è già finita dopo 10 minuti dall’arrivo. Per prendersi da bere occorre aspettare l’intervallo, dove ci si trova davanti anche alla questione bagno. Uno dei tipici bivi decisionali che si incontrano nella vita: mettersi in coda per il bagno oppure in coda per qualcosa da bere?? In entrambi i casi, l’inizio del secondo tempo non è assicurato!

Mi ricordo che quand’ero piccina, a calcio si giocava nel campetto da basket dell’oratorio. Pronti via! Si decidevano le squadre, portiere a rotazione e l’unica sosta acqua era più o meno a metà di non si sa bene quale tempo, dove si correva alla fontanella a bere. Poi, via di nuovo, sotto il sole o sotto le intemperie, finchè non era l’ora “X” di tornare a casa… o chi la sentiva la mamma!

Il “break o time-out “era “arimo”, il “fair play” era dare la mano all’avversario caduto o a cui avevi portato via le caviglie (involontariamente) gli arbitri di porta erano il muro o lo zaino e le regole erano pratiche e basilari: tutti contro tutti, non vale prendere le caviglie, dopo 5 gol il portiere cambia e se ti arriva il pallone di cuoio in pancia, tira su le braccia e respira profondamente.

Insomma, cose dell’altro mondo, o meglio, dell’altro campo!

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