29/03/2018 | 14.46
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Finisce una storia, inizia una leggenda

Questa notte si è chiusa una porta.

E si è aperto un portone.

Non mi voglio aggiungere alla lunghissima coda di aggettivi e di teneri ricordi, per altro più che meritati e mai abbastanza per definirlo appieno, che stanno accompagnando la notizia dell’addio del nostro Baffo di Rivolta.
Mi limito a prendere atto che, questa notte, è finita una storia.

E’ finito un capitolo, memorabile, della storia dell’Atalanta. E’ finita la storia di un uomo sui generis, irripetibile. E’ finita la storia di un calcio che, da stamattina, passerà da realtà a ricordo.

Per noi degli “anta” si chiude una storia che abbiamo vissuto. Che amiamo ricordare e raccontare. E per quelli che negli “anta” non ci sono ancora finisce una storia che non hanno vissuto, ma che hanno potuto toccare.

Ed è proprio per loro, e per chi verrà dopo di loro, che adesso si apre un portone. Quello della leggenda.

Perché quell’Atalanta-Malines, quel Ajax-Torino, quegli Juve-Atalanta da stamattina hanno lasciato le vesti di gesta storiche per calzare quelle di gesta leggendarie.

La storia la si dimentica. Spesso rimane solo sulle pagine dei libri. Mentre la leggenda rimane nelle menti e nei cuori, per sempre.

La vita è crudele. Una storia, per diventare leggenda, deve pagare dazio con la vita del suo protagonista. E’ una dura legge, ineluttabile, che accompagna il nostro essere umani.

Quell’Atalanta-Malines, quel Ajax-Torino, quegli Juve-Atalanta da oggi sono leggenda, come il loro regista. E sfido chiunque, dopo che anche noi degli “anta” avremo raggiunto il Mondo nella sua “Nuova Rivolta”, a dire che quegli anni sono stati dimenticati o sono solo capitoli sui libri della storia fubbaliera.

Perché quella sedia alzata nei cieli di Amsterdam non scenderà mai.

Le coppe e i trofei, quelli sì. Si alzano, si abbassano e si rialzano nelle mani di altri.

Ma quella sedia alzata nei cieli di Amsterdam no.

Quella non scenderà mai.

 

Rodrigo Dìaz

By staff
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