02/09/2018 | 10.30
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Lettera, ancora su Copenhagen: "Le lacrime sul volto di mio figlio" by Ago76

Non è facile trovare le parole per descrivere le sensazioni di questi momenti. L’ansia del “prima”, la tensione altissima del “durante”, la delusione del “dopo”. Delusione, rabbia, incredulità. La tristezza causata dal risultato, amplificata dal vedere le lacrime sul volto di mio figlio. La difficoltà di prendere sonno dopo una botta simile. Il non volersi alzare la mattina per affrontare l’ultima giornata lavorativa della settimana. Sono troppe le sensazioni ed i pensieri che rendono impossibile che l’umore possa ritornare a livelli accettabili. E’ difficile accettare che le imprese di Sarajevo e Haifa siano servite a nulla. E’ difficile fermarsi ad un millimetro dal sogno… E’ mancato un nulla per arrivarci anche quest’anno. Due partite con mille occasioni da gol, in cui l’urlo è sempre rimasto strozzato in gola. Peggio di un “coitus interruptus”.

E poi i rigori: era la prima volta che li vivevo in modo diretto ed interessato (premetto che a me dell’Italia non è mai interessato nulla, nel modo più assoluto), ed è stato qualcosa di traumatico.

Il ricordo dello scorso anno, le imprese contro inglesi e francesi, le lacrime sull’1-2 a Dortmund, rimarranno ricordi che, chissà per quanto ancora, rimarranno ineguagliati.

Ma… C’è un ma. Se fino a qualche tempo fa l’Europa era un sogno da invocare a bassa voce, un sogno che tutti consideravamo ai limiti dell’impossibile, ora la nostra dimensione pare essere cambiata. Parlare di Europa non è più un’eresia, ma la realtà. Forse concentrandoci solamente sul campionato ci permetterà di avvicinare o eguagliare il campionato di due stagioni orsono, quando la squadra polverizzò tutti i record della nostra ultracentenaria storia.

Senza cercare ogni volta un colpevole su cui scaricare le colpe dei mancati risultati. Io, se proprio dovessi attribuire la colpa a qualcuno, mi sento solo di urlare contro il cielo e contro il fato avverso. Quella sfiga che ci ha sempre accompagnato in Europa, dai sorteggi dello scorso anno (in cui pescammo il girone più duro, e l’avversaria più temibile ai sedicesimi), alla pioggia che ha influenzato in modo negativo le nostre partite decisive (dalla “papera” di Berisha in casa col Dortmund, all’impossibilità di impostare il nostro gioco veloce e tecnico nella serata di ieri), fino alla lotteria dei calci di rigore di ieri sera (perché nei calci di rigore al 90% è fortuna). Senza dimenticare la cosa più importante, ovvero quella decisione degli organi calcistici europei che ci ha obbligato a giocare i preliminari con una sola settimana di preavviso, riammettendo al nostro posto chi si è fatto beffa delle regole più elementari.

Tutto questo per dire che io mi sento di ringraziare TUTTA la squadra, perché a mio avviso ha dato tutto ciò che poteva dare.

Ora bisogna ripartire, senza però perdere di vista la realtà e senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Bisogna andare avanti tutti compatti, squadra, società e tifosi, con umiltà, abnegazione alla causa ed il solito immenso amore per questa maglia, trasformando la rabbia di questi momenti in propellente per arrivare di nuovo in alto per riprenderci ciò che sta nei nostri sogni e che ci meritiamo.

Adesso tutta la nostra attenzione deve essere alla prossima finale che ci attende domenica contro il Cagliari, perché la nuova Europa possa partire già da lì.

Ago76

By staff
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