Il ridimensionamento del Var
Il Var era stato, lo scorso anno, una novità molto apprezzata. Ha dimostrato anche di funzionare molto bene: gli arbitri italiani vi hanno fatto ricorso per ben 2023 occasioni in 397 partite, correggendo la propria decisione in 117 casi. In questo modo, gli errori di valutazione si sono drasticamente abbassati: la percentuale di decisioni sbagliate è stata solo dello 0,89 per cento. Senza Var, sarebbe aumentata fino al 5,78 per cento.
Nonostante il successo in Serie A, l’Ifab ha deciso di modificare il protocollo del Var, restringendo i casi in cui consigliarne l’utilizzo. Non nel merito – le aree di applicazione rimangono le stesse, cioè nel caso di gol, calci di rigore, espulsione diretta e scambi di calciatore – quanto nella “qualità” della review. Il Var, quest’anno, interviene solo nei casi di “chiaro ed evidente errore”. Messa così, non sembra differenziarsi molto dallo scorso anno (quando il protocollo parlava semplicemente di “chiaro errore”); invece, in questo modo l’Ifab cerca di imporre agli arbitri un utilizzo decisamente più ridotto della tecnologia, per evitare troppe interruzioni. Una scelta che, però, suona sbagliata: intanto perché, in questo modo, è impossibile ottenere una omogeneità nell’operato dei vari arbitri; e poi perché gli errori, in questa prima parte di campionato, sono decisamente aumentati.
fonte rivistaundici.com
