Il risveglio - by pagno
Mi sveglio di soprassalto, alle 6.16, con in testa un coro da stadio.
Mi ritrovo seduto sul letto, trafelato e spaventato, alla ricerca delle mie ciabatte dell’Atalanta.
In questi stato, con gli occhi inutilmente aperti, nel buio della stanza, mi avvio ancora con le palpitazioni verso il bagno.
Accendo la luce, che trafigge le mie pupille, rimpicciolendole a salvaguardia.
Mi specchio, e vedo Ancelotti.
Guardo meglio, stropicciandomi gli occhi come farebbe Paperino, la faccia gonfia dal sonno, mi aveva ingannato.
Quel coro innocente che avevo in testa, non so se piacerebbe ad Ancelotti, e probabilmente nel sonno stavo sognando la sospensione di Atalanta-Napoli.
So bene che Ancelotti non ci ha citato direttamente, ma l’eco mediatica di quell’intervista avrà certamente strascichi.
Perché i cori di sfottò, reciproci, ci saranno.
Probabilmente ancor di più, dopo l’appello venuto da Napoli.
Ma in un coro da stadio, si nasconde rivalità, mai razzismo.
Rivalità, NON RAZZISMO!
Mentre mi lavo la faccia, però, grazie all’acqua fresca che mi sgonfia un po’ il viso, realizzo di essere alla vigilia di Empoli.
Una gara dura, difficile, da vincere.
Si è parlato troppo del Napoli, ingannando persino il mio sonno, generalmente leggero e vigile.
Mi ritorna in mente il coro che mi ha fatto risvegliare preoccupato:
“Ora, tutta quanta la curva, canterà per te: Dea devi vincere, Dea devi vincere...? ?...”
Sarà tollerato?
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