31/03/2026 | 16.02
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Samaden

Roberto Samaden, responsabile del settore giovanile atalantino, e' stato intervistato dal Corriere di Bergamo. Ecco una sintesi dell'intervista


Cresciuto nella Metanopoli calcio (San Donato MIlanese), racconta come un ambiente ricco di strutture sportive lo abbia avvicinato fin da piccolo al calcio. A soli 19 anni inizia ad allenare senza esperienza, fino all’occasione che lo porta all’Inter, la squadra per cui ha sempre tifato. Qui costruisce gran parte della sua carriera, passando dal campo alla dirigenza: una scelta inizialmente difficile ma decisiva, maturata grazie alla fiducia di figure come Massimo Moratti e Giampiero Marini.

Nel suo percorso sottolinea il ruolo fondamentale delle relazioni umane, riconoscendo di essere cresciuto grazie alle persone che hanno creduto in lui. Dopo una lunga esperienza all’Inter, sceglie l’Atalanta, attratto non solo dal progetto sportivo ma anche dai valori della famiglia Percassi, molto attenta agli aspetti umani e formativi.

Arrivato a Bergamo nel 2023, rinuncia ad altre opportunità per contribuire allo sviluppo del settore giovanile nerazzurro, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca di talenti italiani. Trova una realtà già solida e ben organizzata, dove la differenza si percepisce fin dall’ingresso a Zingonia: comportamento, rispetto e attenzione alle persone sono considerati elementi centrali, con la società pronta a sostenere concretamente chi ne ha bisogno.

Sul piano sportivo, i risultati sono positivi anche senza il primato in classifica: la priorità resta la crescita dei giovani, che vengono promossi rapidamente se pronti, privilegiando il percorso formativo rispetto al risultato immediato. Tra i tanti talenti seguiti, Samaden preferisce ricordare il suo contributo all’inizio della carriera da allenatore di Cristian Chivu.
Importante anche l’esperienza in FIGC, dove ha partecipato alla creazione di percorsi formativi per dirigenti e allo sviluppo dei centri federali, lavorando a stretto contatto con figure di rilievo. Guardando al calcio italiano, evidenzia una carenza di investimenti nei settori giovanili, nelle strutture e nelle scuole, sottolineando come altri sport, come il tennis, abbiano fatto passi avanti proprio grazie a una programmazione mirata.

A livello personale considera già un traguardo l’approdo all’Atalanta, mentre per il futuro del calcio italiano auspica interventi concreti: meno parole e più investimenti per la crescita dei giovani.

Fonte originale

-> corriere.bergamo.it

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