29/07/2018 | 07.50
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Atalanta, su la testa: più lucidità per passare a Sarajevo

Contro il Sarajevo hanno sorpreso condizione e capacità di creare occasioni da gol. Ma in Bosnia servirà maggior lucidità che può maturare con 5 giorni in più di lavoro

Stando ai numeri, più che a una partita di calcio, tra Atalanta e Sarajevo due sere fa, si è assistito a una mattanza sportiva. Ventun tiri totali contro sette. Dieci respinti contro due. Nove angoli a uno. Novantasette azioni d’attacco contro quarantotto. Sessantadue per cento di possesso palla per i nerazzurri.

Cinque minuti

E anche le sensazioni dalla tribuna hanno dato lo stesso risultato. Soprattutto quando il match era sul 2-0. Tutti si aspettavano il terzo gol dei bergamaschi e, perché no, una goleada. Sensazioni figlie della mole di gioco creata dalla squadra di Gasperini che, a dispetto delle attese della vigilia, ha dimostrato una condizione fisica sorprendente. E figlie dell’atteggiamento dei bosniaci: undici uomini dietro la linea della palla e con scarsa reattività nel ribaltare l’azione. In attesa di un miracolo. Che si è concretizzato dal minuto 67 al minuto 72, il lasso di tempo che è coinciso con i due gol degli ospiti causati anche dalla scarsa concentrazione difensiva dei nerazzurri – dura mantenerla quando gli avversari non si presentano quasi mai nelle zone di Berisha – e di una mancanza di reattività nel contrastare prima di Handzic e poi di Sisic. Reattività appannata dal momento della stagione, dalla dura preparazione, forse controproducente per una partita di fine luglio, ma necessaria se non si vuole arrivare a fine campionato con la lingua di fuori.

Il dilemma dopo il 2-2 è: sono pesati di più quei cinque minuti di «follia» difensiva o gli 85 in cui l’Atalanta non è riuscita a concretizzare le cinque nitide (e il conto è al ribasso) occasioni per andare in gol? Masiello, al termine della partita, si è sbilanciato: «Ce la siamo complicata da soli. Siamo riusciti solo a fare due gol e con qualche errore di troppo ci siamo lasciati sfuggire la vittoria. Io sono più arrabbiato per le reti subite, perché stavamo gestendo la partita nel migliore dei modi». Più indeciso, invece, il Gasp, che, a caldo, non ha saputo dare una risposta netta. Se la sarà data sicuramente nelle ore successive, rivedendo con calma il match.

La certezza è che gli inconvenienti, in novanta minuti, possono capitare. Compresi i due gol subiti nelle uniche azioni d’attacco patite. Forse lascia più l’amaro in bocca non aver avuto la lucidità per concretizzare là davanti. Scarsa lucidità dovuta, anch’essa, dal momento particolare di una stagione appena cominciata. Tra una settimana, con sei giorni di lavoro in più, le cose dovrebbero migliorare.

Verso il ritorno

Almeno sul piano fisico. Senza contare che Gasperini avrà un feedback reale sugli avversari e potrà studiare meglio come aggredirli. Magari schierando la stessa squadra (Gomez permettendo, ha avuto un problema al ginocchio, ma dovrebbe farcela) e avendo un Ilicic in più a disposizione, sempre che lo sloveno riesca a recuperare dall’influenza che lo sta attanagliando da qualche giorno.

Il problema vero sarà mentale e dovrà essere Gasperini a lavorare sulla psiche dei suoi sia per quanto riguarda l’attesa della gara in Bosnia, sia per il match stesso. Perché il leit motiv sarà uguale: Sarajevo trincerato e Atalanta a fare la partita. Con la differenza, rispetto a Reggio Emilia, di un tempo che scorrerà inesorabile e che rischia di creare impazienza e quindi, pericoli. Bisognerà poi tirare fuori lo spirito irriverente dell’anno scorso. Che l’Atalanta ha dimostrato in ogni singola trasferta europea, compresa quella perdente di Dortmund. Oltre allo spirito che prevede di giocare fuori come se si fosse in casa. Che non è mai mancato visto che nelle ultime due stagioni, tra campionato ed Europa, la forbice tra vittorie interne (24) ed esterne (17) è stata molto più risicata rispetto al passato. Non sarà nemmeno questioni di uomini. Forse con Ilicic si potrebbero creare maggiori pericoli, anche se il problema non sarà quello. Sarà, invece, rendere questi pericoli delle catastrofi tangibili per gli avversari. Insomma, per i nerazzurri, niente è perduto.

fonte bergamo.corriere.it

By marcodalmen
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