Un accendino color ottone

26-03-2021 11:45
11 C.

Ero sicuro di averlo in casa, ma non avevo la più pallida idea di dove potesse essere finito.

Era il giorno in cui, dalle palline di Nyon, uscirono i sorteggi per gli ottavi di finale della Coppa dalle grandi orecchie.

Fu allora che mi ricordai di quell’oggetto antico, sopravvissuto ai repulisti di mia madre e al mio trasloco.

Alla fine, tornò alla luce nell’inquietudine di una notte insonne, all’approssimarsi della sfida di andata.

Stava nel fondo di un cassetto anonimo. Accartocciato nell’oblio. Silente, assieme ai miei cimeli di scuola, scampati ai tanti tentativi di mettere in ordine le reliquie della mia gioventù.

Un accendino modello zippo. Color ottone. Con sopra incise le date 1947-1979 e lo stemma del Real Madrid.

Profumava di passato e di silenzio. Era ammaccato sul cappuccio. Lasciava trasparire uno spesso sapore di vissuto.

Non so cosa significassero quelle date. Non l’ho mai chiesto a mio padre.

E questa era una delle tante domande che avrei voluto fargli.

Assieme a mille altre, che mi ero disperatamente accorto di dovergli fare solo il giorno in cui lo accompagnammo per l’ultimo viaggio, fin sotto gli alberi che regalano un po’ d’ombra alle lapidi del Cimitero Municipale di San Josè.

Mio padre tifava Real Madrid.

Da sempre.

Poi, un giorno, la passione divenne fede.

Passeggiava svogliatamente in Plaza Castillo, sotto le tese ampie di un cappello che, già allora, nascondeva i suoi pensieri profondi, quando lo vide uscire dal Cafè Iruña,

Gli si avvicinò. Lo salutò e gli allungò la mano.

Il Signor Santiago Bernabeu gliela strinse con vigore. Con un sorriso pieno, disegnato sulla faccia già grassoccia.

Era il presidente del Real di Gento, di Puskas e dell’ultimo Di Stefano.

Era il presidente di quel Real che dava un po’ di sollievo all’anima impegnativa di mio padre. Per questo, forse, ci si avvinghiò come ad una fede.

Credo che anche mia madre, in fondo, tifasse Real.

Lo faceva, sicuramente, per gratitudine e, probabilmente, anche per devozione.

Ero certo che l’abbinamento Atalanta – Real Madrid fosse troppo anche per il destino.

Faticavo a crederlo.

Iniziai a capirne il reale spessore dal silenzio del Tio.

Dal giorno del sorteggio fino a quello della partita d’andata, il Tio non ne fece mai cenno.

Evitava il discorso ed io gli leggevo negli occhi che non avrei dovuto parlargliene.

I suoi silenzi sono una sentenza.

Non m’invitò a casa sua a vedere la gara d’andata.

Questo mi diede la possibilità di capire quanto fosse importante per me quella sfida.

Avevo preso dai Ballestreros dei pinchos già cotti, che avrei solo dovuto far rosolare nel forno. Assieme a delle patate.

Non avevo voglia di cucinare, ma non potevo esimermi dal bere con classe, quella sera.

Ero andato fino a Calahorra per prendere il vino. E ci ero andato apposta.

Quattro bottiglie di Palacios Romondo Propriedas del 2017. Uno dei migliori rossi della Rioja.

Sul tavolino che stava fra me e il televisore alloggiavano il calice mezzo pieno, la bottiglia appoggiata su un piattino d’argento, il piatto che avrebbe ospitato i pinchos e le patate.

Quando l’arbitro sventolò il cartellino rosso in faccia a Freuler, decisi che i pinchos e le patate fossero pronti.

E, anche se non lo fossero stati, li avrei mangiati comunque.

Tornai lentamente al tavolino, in salotto, certo che l’Atalanta fosse già in svantaggio. Penalizzata dalla sorte, che non tiene conto dei sogni, anche se molto, troppo, prossimi alla realtà.

Invece no. La beffa era arrivata solo alla fine, dopo una battaglia resa impari da un destino che non era stato capace nemmeno di stupire e si era rintanato dietro un déjà-vu, che non è un’alterazione dei ricordi, bensì una ripetizione di esperienze.

Guardai fuori dalla finestra.

Era buio. Solo la luce dei lampioni ad illuminare la strada deserta. Gli alberi silenziosi e il nulla di una notte che non era stata.

Mi sdraiai sul divano.

Poggiata per terra, a portata di mano, c’era la bottiglia di Palacios Romondo.

Il bicchiere lo tenevo nella destra. Nella mano sinistra tenevo l’accendino di mio padre. Ci giochicchiai fino ad addormentarmi.

Non mi preoccupava la partita di ritorno, perché, più passava il tempo, più mi accorgevo che il risultato acquisiva sempre meno importanza.

Per chi tifa Atalanta non è importante il risultato, ma la situazione che ci gira intorno e come questa viene affrontata. Perché l’Atalanta non è solo una squadra. E’ un compito assegnato dal destino.

Per me, questo doppio confronto aveva un valore ancora più profondo.

Cosicché, mi auguravo inconsciamente che il tempo fra le due partite fosse morbido e senza confini.

La vidi dal Tio, la gara di ritorno.

Le tre bottiglie di Palacios Romondo furono la mia dote. Il Tio ci mise l’arroz di verdure e una focaccia squisita che gli aveva portato sua sorella.

Il risultato non era importante. Lo sapeva anche lui.

Il destino non aveva voluto forzare gli schemi e la partita era finita come da cliché.

Rimanemmo svegli fino a che le tre bottiglie ce lo permisero.

Rimanemmo svegli a parlare di mio padre. Ne avevo bisogno.

Allora compresi perché mio padre avesse tifato Real. E, forse, compresi anche perché io tifo Atalanta.

Dormii da lui, quella notte.

Fuori tirava un vento freddo, che scendeva ripido dai Pirenei. La luna giovane non aveva voglia di illuminare il cortile.

Mi addormentai sul divano. Con il cane Ernesto in fondo ai piedi.

Accarezzai l’accendino che tenevo in tasca, prima di assopirmi.

Mi addormentai con il proposito, la mattina seguente, di passare da Charo. Così, solo per salutarla. Solo per abbracciarla.

Solo per dirle che, in fondo, le volevo bene.

Poi, sarei andato al Cimitero Municipale di San Josè.

A trovare mio padre.

Magari, a restituirgli il suo accendino.

 

Rodrigo Diaz

 

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"Perché l’Atalanta non è solo una squadra. E’ un compito assegnato dal destino." E' cosi anche per me grande Rodrigo
Lorenz67
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Lorenz67
leggendoti mi sembra di ri-viverle quelle emozioni... gracias Rodrigo!!!
Nemesis68
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Nemesis68
Complimenti Rodrigo, questa volta ti sei superato (compito di per sè già proibitivo!).
Frasi brevi ma ficcanti e profonde come pugnalate che ridestano i ricordi più privati e preziosi celati nell'intimo, a ridestare antichi dolori mai totalmente affrontati ed elaborati.
Brividi ...
Atalantola
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Alexfolle
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SuperMarioPas
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SuperMarioPas
Complimenti!
maurom72
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maurom72
Poesia, che brividi... complimenti
massetano
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massetano
letto tutto di un fiato mi ha commosso, io supertifo Atalanta perché mi ricorda il mio papà che da piccolo mi portava allo stadio, all'Atalanta, tutte le volte che seguo l'Atalanta ricordo il mio papà e sono contento.
Forza DEA.
ronny52
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ronny52
Bellissimo Grazie
paky
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paky
Pezzo toccante e memorabile.
Grazie Rodrigo.
marcotrisma
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marcotrisma
Bello e toccante racconto vissuto , BRAO RODRIGO

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