Una stagione difficile si deve accettare
Una stagione difficile si deve accettare.
Il fischio finale ci libera dal logorio di un girone di ritorno, in effetti deludente, che ha scatenato giudizi pessimistici, a mio avviso ben oltre i demeriti. Anzitutto al termine del periodo aureo vissuto
per tutti gli anni a conduzione Gasperini, si impone un ringraziamento a tutti coloro che hanno costruito, con volontà e sudore, records e traguardi mai sfiorati in quasi centovent’anni di storia. Certo qualcuno sostiene che, non aver raccolto titoli, rende tutto nullo e sconfortante, in quanto la bacheca attende trofei. Rispondo che è miopia sportiva non rendersi conto del fatto che, da sempre cenerentola, la nostra Atalanta è divenuta una squadra di rango, a livello nazionale ed europeo.
Oggi Bergamo è una città conosciuta ed apprezzata non solo per le prerogative di sempre, ma anche per le imprese sportive che l’hanno condotta ad imperversare sui maggiori campi d’Europa, portando innovazioni ludiche che hanno sopraffatto squadre di rango. Il tutto, badiamo bene, con un assetto di giocatori che si sono spesi, per anni, in situazioni di grande impegno nervoso, psichico e fisico, che alla lunga non possono che prostrare anche il fisico più tonico.
Ripensiamo ai calendari affrontati con ritmi di due incontri a settimana, con viaggi continui e stress senza sosta e rendiamoci conto che, in fatto di gratificazioni, rispetto alla tifoseria, è quest’ultima in vantaggio. Non saremmo nel giusto se non riconoscessimo ai ragazzi tutti i meriti acquisiti, preferendo dileggiarli per quanto, nella fase di quest’ultimo ritorno, non è stato loro concesso di raccogliere.
Rivediamo piuttosto le vittorie espugnate nel cupo periodo del covid, in un’atmosfera lugubre ed invivibile, quando, in stadi deserti hanno prodotto risultati assunti a balsamo rigeneratore di animi depressi e timorosi.
Il tempo che passa induce logiche che allentano l’energia del ricordo, ma resta il fatto che questi ragazzi abbiano saputo regalarci qualche necessario sorriso, nei giorni più angosciosi. Ora, dopo gli elogi ed i plausi dovuti, una pausa nel rendimento, non può assolutamente affossare la credibilità di una compagine solo da applaudire.
Troppe le ragioni che possono aver indotto lo sgretolamento dei risultati e tutti le conosciamo perfettamente, soprattutto dove i danni sono stati scientemente apportati dalle logge che gestiscono il nostro ‘sistema’ calcistico.
Non va negata la responsabilità di scelte sbagliate anche a livello societario, con dispendio di capitali, economici in acquisti non convincenti o nella improvvida gestione di cessioni, il cui principio è diventato un manifesto inglorioso. Errori ce ne sono stati in diverse direzioni e tutti hanno minato la solidità della squadra, intaccando certezze consolidate, quale l’uscita dalle gare europee, che ha indotto il crollo dei risultati. Si sono improvvisamente aperte falle che non si erano immaginate, ma con il problema aggravante di non saperle contenere, come abbiamo constatato anche contro l’Empoli.
Quello che serve ora è l’azzeramento di uno stress che ha radici profonde e lontane, ora manifestatesi in tutta la loro incontenibile negatività. Identificati i problemi diventa più semplice l‘opera di rimozione, che deve essere fatta con chiarezza, saggezza e determinazione. La società ha certamente chiara visione dele mosse necessarie e forse il ritorno al campionato senza ulteriori impegni, indurrà vantaggi che non si erano valutati.
Con animo sereno attendiamo il mercato, nella speranza che la proprietà sappia davvero intraprendere le operazioni necessarie alla rifondazione di una compagine in grado di rilanciarsi e di riaccendere certezze ed entusiasmi.
Manteniamo l’ambiente che ha supportato quest’ultima gara ed, insieme, ritorneremo a giganteggiare e divertirci L’Atalanta è una fede da sostenere ed amare: ricordiamocene, soprattutto in questi momenti. Ciao a tutti.
By ReMo
Il fischio finale ci libera dal logorio di un girone di ritorno, in effetti deludente, che ha scatenato giudizi pessimistici, a mio avviso ben oltre i demeriti. Anzitutto al termine del periodo aureo vissuto
per tutti gli anni a conduzione Gasperini, si impone un ringraziamento a tutti coloro che hanno costruito, con volontà e sudore, records e traguardi mai sfiorati in quasi centovent’anni di storia. Certo qualcuno sostiene che, non aver raccolto titoli, rende tutto nullo e sconfortante, in quanto la bacheca attende trofei. Rispondo che è miopia sportiva non rendersi conto del fatto che, da sempre cenerentola, la nostra Atalanta è divenuta una squadra di rango, a livello nazionale ed europeo.
Oggi Bergamo è una città conosciuta ed apprezzata non solo per le prerogative di sempre, ma anche per le imprese sportive che l’hanno condotta ad imperversare sui maggiori campi d’Europa, portando innovazioni ludiche che hanno sopraffatto squadre di rango. Il tutto, badiamo bene, con un assetto di giocatori che si sono spesi, per anni, in situazioni di grande impegno nervoso, psichico e fisico, che alla lunga non possono che prostrare anche il fisico più tonico.
Ripensiamo ai calendari affrontati con ritmi di due incontri a settimana, con viaggi continui e stress senza sosta e rendiamoci conto che, in fatto di gratificazioni, rispetto alla tifoseria, è quest’ultima in vantaggio. Non saremmo nel giusto se non riconoscessimo ai ragazzi tutti i meriti acquisiti, preferendo dileggiarli per quanto, nella fase di quest’ultimo ritorno, non è stato loro concesso di raccogliere.
Rivediamo piuttosto le vittorie espugnate nel cupo periodo del covid, in un’atmosfera lugubre ed invivibile, quando, in stadi deserti hanno prodotto risultati assunti a balsamo rigeneratore di animi depressi e timorosi.
Il tempo che passa induce logiche che allentano l’energia del ricordo, ma resta il fatto che questi ragazzi abbiano saputo regalarci qualche necessario sorriso, nei giorni più angosciosi. Ora, dopo gli elogi ed i plausi dovuti, una pausa nel rendimento, non può assolutamente affossare la credibilità di una compagine solo da applaudire.
Troppe le ragioni che possono aver indotto lo sgretolamento dei risultati e tutti le conosciamo perfettamente, soprattutto dove i danni sono stati scientemente apportati dalle logge che gestiscono il nostro ‘sistema’ calcistico.
Non va negata la responsabilità di scelte sbagliate anche a livello societario, con dispendio di capitali, economici in acquisti non convincenti o nella improvvida gestione di cessioni, il cui principio è diventato un manifesto inglorioso. Errori ce ne sono stati in diverse direzioni e tutti hanno minato la solidità della squadra, intaccando certezze consolidate, quale l’uscita dalle gare europee, che ha indotto il crollo dei risultati. Si sono improvvisamente aperte falle che non si erano immaginate, ma con il problema aggravante di non saperle contenere, come abbiamo constatato anche contro l’Empoli.
Quello che serve ora è l’azzeramento di uno stress che ha radici profonde e lontane, ora manifestatesi in tutta la loro incontenibile negatività. Identificati i problemi diventa più semplice l‘opera di rimozione, che deve essere fatta con chiarezza, saggezza e determinazione. La società ha certamente chiara visione dele mosse necessarie e forse il ritorno al campionato senza ulteriori impegni, indurrà vantaggi che non si erano valutati.
Con animo sereno attendiamo il mercato, nella speranza che la proprietà sappia davvero intraprendere le operazioni necessarie alla rifondazione di una compagine in grado di rilanciarsi e di riaccendere certezze ed entusiasmi.
Manteniamo l’ambiente che ha supportato quest’ultima gara ed, insieme, ritorneremo a giganteggiare e divertirci L’Atalanta è una fede da sostenere ed amare: ricordiamocene, soprattutto in questi momenti. Ciao a tutti.
By ReMo
Visualizza questo post su Instagram
By sigo