Vecchia Dea, nuova Dea - by Albo
Per fortuna la stagione si è conclusa, come recita lo striscione esposto in curva sabato sera contro l’Empoli, e per fortuna la vittoria della Fiorentina contro la Juventus ha reso meno amara l'ennesima sconfitta casalinga dell'Atalanta che rimanda tra tre mesi la questione, archiviando così una stagione abbastanza deludente.Già perché chiariamo subito le cose: aldilà degli episodi arbitrali, degli infortuni, delle singole crepe interne venutesi a creare durante la stagione e soprattutto aldilà dell’acclarato voltafaccia della dea bendata (non è sempre festa, d’altronde), l'esclusione dall'Europa possiamo sicuramente definirlo una grande delusione, ma non un fallimento, semplicemente perché da un punto di vista societario l'Atalanta ha raggiunto i suoi obiettivi, e anche se la minestra riscaldata della salvezza ormai ci sembra solo un cauto espediente da parte del Tone di togliere il più possibile pressione dai giocatori e dal gruppo squadra, di fatto è stato raggiunto ampiamente l'obiettivo ufficiale sempre dichiarato dalla società, e in un mondo come quello del calcio dove i fatti dovrebbero seguire alle parole, non si può biasimare ancora una volta il lavoro svolto dai ragazzi.
D'altro canto però i tifosi non sono del tutto così farfalloni da dimenticare le grandi gesta compiute nell'ultimo quinquennio dalla banda Gasperini, perché in questi anni giustamente ci siamo fatti la bocca buona, ergo quest'anno a maggior ragione ci si aspettava ancora grandi cose da una rosa che di fatto sulla carta è stata potenziata, ma che poi in campo ha reso molto al di sotto delle sue potenzialità.
Aldilà di come è andata, un “grazie” è doveroso, perché il gruppo non ha mai smesso di lottare nonostante le mille difficoltà, ma ora è giunto il tempo di fare tabula rasa per ripartire con più convinzione e cuore la prossima stagione.
Si parla di rimpianti e rimorsi, ma come recita una celebre canzone degli 883, “solo il tempo è l’unica cura possibile, mentre l’orgoglio ci impiega un po’ di più”.
Quell’orgoglio che è mancato fin troppo in certi momenti chiave della stagione, e lo stesso che si dovrà risvegliare la prossima stagione, perché la voglia di tornare in Europa sarà il vero diktat anche se sappiamo benissimo che Percassi non lo dirà mai esplicitamente.
Finito la stagione, inizia il mercato estivo, e il rinnovamento societario degli ultimi mesi ci hanno già fatto capire forse come l’andazzo sarà simile.
Al 23 di maggio nessuno può prevedere il futuro (a meno che non ci sia tra voi un novello Nostradamus), e parlare di presunte scelte di mercato mi pare assai prematuro, ma spero che nella nuova Dea che verrà rimangano quei vecchi valori che ci hanno contraddistinto e che ci hanno permesso con umiltà, grinta e passione di dare forma ai sogni più reconditi di un popolo che come quello atalantino che ora tocca con mano la fine di un capitolo, ma non di una storia che si spera possa durare ancora molto a lungo.
Albo
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