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SudatoDinverno
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Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 12.15

So che quello che sto per dire è un discorso impopolare visto i commenti che mi hanno preceduto, ma l’approvazione non è una priorità.

Continuare a piangere sugli arbitri, parlare di complotti, arbitri prezzolati e imboscate varie non è spirito critico: è solo l’alibi già pronto prima ancora del fischio d’inizio.

La parte divertente è che ogni tifoseria è convinta di essere l’unica perseguitata, quando in realtà recitano tutti, ripeto, tutti, lo stesso copione. Cambiano solo i colori della maglia.

La verità è molto meno misteriosa: gli arbitri sbagliano. Devono decidere in un attimo, sotto pressione, con uno stadio che urla e il peso del blasone addosso, tra simpatie e antipatie personali, i calciatori che non aiutano e errori commessi in passato. Insomma, i condizionamenti sono gli stessi che tutti noi subiamo nei rapporti interpersonali. Non è un complotto, è un errore umano.

E allora una domanda semplice: se davvero il calcio è truccato, che senso ha seguirlo? È come giocare a una slot machine sapendo che è taroccata o partecipare a un concorso sapendo già che il vincitore è deciso a tavolino. Chi lo farebbe? Eppure ogni domenica siamo lì… salvo poi gridare al complotto quando perdiamo.

Ci saranno anche mele marce, come ovunque. Ma nella maggior parte dei casi non ci rubano nulla: si sbaglia, come sbagliamo tutti lavorando. Continuare a raccontarsi favole sui complotti non rende più lucidi. Rende solo più semplice trovare scuse invece di fare i conti con noi stessi.

Joshwa
31 Dicembre 2025 | 16.51
Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 15.28
Oiggaiv
31 Dicembre 2025 | 14.15
madonna
31 Dicembre 2025 | 12.28
Giorgio1907
31 Dicembre 2025 | 14.22
Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 12.15

So che quello che sto per dire è un discorso impopolare visto i commenti che mi hanno preceduto, ma l’approvazione non è una priorità.

Continuare a piangere sugli arbitri, parlare di complotti, arbitri prezzolati e imboscate varie non è spirito critico: è solo l’alibi già pronto prima ancora del fischio d’inizio.

La parte divertente è che ogni tifoseria è convinta di essere l’unica perseguitata, quando in realtà recitano tutti, ripeto, tutti, lo stesso copione. Cambiano solo i colori della maglia.

La verità è molto meno misteriosa: gli arbitri sbagliano. Devono decidere in un attimo, sotto pressione, con uno stadio che urla e il peso del blasone addosso, tra simpatie e antipatie personali, i calciatori che non aiutano e errori commessi in passato. Insomma, i condizionamenti sono gli stessi che tutti noi subiamo nei rapporti interpersonali. Non è un complotto, è un errore umano.

E allora una domanda semplice: se davvero il calcio è truccato, che senso ha seguirlo? È come giocare a una slot machine sapendo che è taroccata o partecipare a un concorso sapendo già che il vincitore è deciso a tavolino. Chi lo farebbe? Eppure ogni domenica siamo lì… salvo poi gridare al complotto quando perdiamo.

Ci saranno anche mele marce, come ovunque. Ma nella maggior parte dei casi non ci rubano nulla: si sbaglia, come sbagliamo tutti lavorando. Continuare a raccontarsi favole sui complotti non rende più lucidi. Rende solo più semplice trovare scuse invece di fare i conti con noi stessi.

E-E-Evair
31 Dicembre 2025 | 13.20
E-E-Evair
31 Dicembre 2025 | 14.16
Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 12.15

So che quello che sto per dire è un discorso impopolare visto i commenti che mi hanno preceduto, ma l’approvazione non è una priorità.

Continuare a piangere sugli arbitri, parlare di complotti, arbitri prezzolati e imboscate varie non è spirito critico: è solo l’alibi già pronto prima ancora del fischio d’inizio.

La parte divertente è che ogni tifoseria è convinta di essere l’unica perseguitata, quando in realtà recitano tutti, ripeto, tutti, lo stesso copione. Cambiano solo i colori della maglia.

La verità è molto meno misteriosa: gli arbitri sbagliano. Devono decidere in un attimo, sotto pressione, con uno stadio che urla e il peso del blasone addosso, tra simpatie e antipatie personali, i calciatori che non aiutano e errori commessi in passato. Insomma, i condizionamenti sono gli stessi che tutti noi subiamo nei rapporti interpersonali. Non è un complotto, è un errore umano.

E allora una domanda semplice: se davvero il calcio è truccato, che senso ha seguirlo? È come giocare a una slot machine sapendo che è taroccata o partecipare a un concorso sapendo già che il vincitore è deciso a tavolino. Chi lo farebbe? Eppure ogni domenica siamo lì… salvo poi gridare al complotto quando perdiamo.

Ci saranno anche mele marce, come ovunque. Ma nella maggior parte dei casi non ci rubano nulla: si sbaglia, come sbagliamo tutti lavorando. Continuare a raccontarsi favole sui complotti non rende più lucidi. Rende solo più semplice trovare scuse invece di fare i conti con noi stessi.

Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 12.15

So che quello che sto per dire è un discorso impopolare visto i commenti che mi hanno preceduto, ma l’approvazione non è una priorità.

Continuare a piangere sugli arbitri, parlare di complotti, arbitri prezzolati e imboscate varie non è spirito critico: è solo l’alibi già pronto prima ancora del fischio d’inizio.

La parte divertente è che ogni tifoseria è convinta di essere l’unica perseguitata, quando in realtà recitano tutti, ripeto, tutti, lo stesso copione. Cambiano solo i colori della maglia.

La verità è molto meno misteriosa: gli arbitri sbagliano. Devono decidere in un attimo, sotto pressione, con uno stadio che urla e il peso del blasone addosso, tra simpatie e antipatie personali, i calciatori che non aiutano e errori commessi in passato. Insomma, i condizionamenti sono gli stessi che tutti noi subiamo nei rapporti interpersonali. Non è un complotto, è un errore umano.

E allora una domanda semplice: se davvero il calcio è truccato, che senso ha seguirlo? È come giocare a una slot machine sapendo che è taroccata o partecipare a un concorso sapendo già che il vincitore è deciso a tavolino. Chi lo farebbe? Eppure ogni domenica siamo lì… salvo poi gridare al complotto quando perdiamo.

Ci saranno anche mele marce, come ovunque. Ma nella maggior parte dei casi non ci rubano nulla: si sbaglia, come sbagliamo tutti lavorando. Continuare a raccontarsi favole sui complotti non rende più lucidi. Rende solo più semplice trovare scuse invece di fare i conti con noi stessi.

Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 12.15

So che quello che sto per dire è un discorso impopolare visto i commenti che mi hanno preceduto, ma l’approvazione non è una priorità.

Continuare a piangere sugli arbitri, parlare di complotti, arbitri prezzolati e imboscate varie non è spirito critico: è solo l’alibi già pronto prima ancora del fischio d’inizio.

La parte divertente è che ogni tifoseria è convinta di essere l’unica perseguitata, quando in realtà recitano tutti, ripeto, tutti, lo stesso copione. Cambiano solo i colori della maglia.

La verità è molto meno misteriosa: gli arbitri sbagliano. Devono decidere in un attimo, sotto pressione, con uno stadio che urla e il peso del blasone addosso, tra simpatie e antipatie personali, i calciatori che non aiutano e errori commessi in passato. Insomma, i condizionamenti sono gli stessi che tutti noi subiamo nei rapporti interpersonali. Non è un complotto, è un errore umano.

E allora una domanda semplice: se davvero il calcio è truccato, che senso ha seguirlo? È come giocare a una slot machine sapendo che è taroccata o partecipare a un concorso sapendo già che il vincitore è deciso a tavolino. Chi lo farebbe? Eppure ogni domenica siamo lì… salvo poi gridare al complotto quando perdiamo.

Ci saranno anche mele marce, come ovunque. Ma nella maggior parte dei casi non ci rubano nulla: si sbaglia, come sbagliamo tutti lavorando. Continuare a raccontarsi favole sui complotti non rende più lucidi. Rende solo più semplice trovare scuse invece di fare i conti con noi stessi.

willyecoyote
31 Dicembre 2025 | 12.51
willyecoyote
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sono atalantino dal 1984
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Francisco d Anconia
31 Dicembre 2025 | 12.15

So che quello che sto per dire è un discorso impopolare visto i commenti che mi hanno preceduto, ma l’approvazione non è una priorità.

Continuare a piangere sugli arbitri, parlare di complotti, arbitri prezzolati e imboscate varie non è spirito critico: è solo l’alibi già pronto prima ancora del fischio d’inizio.

La parte divertente è che ogni tifoseria è convinta di essere l’unica perseguitata, quando in realtà recitano tutti, ripeto, tutti, lo stesso copione. Cambiano solo i colori della maglia.

La verità è molto meno misteriosa: gli arbitri sbagliano. Devono decidere in un attimo, sotto pressione, con uno stadio che urla e il peso del blasone addosso, tra simpatie e antipatie personali, i calciatori che non aiutano e errori commessi in passato. Insomma, i condizionamenti sono gli stessi che tutti noi subiamo nei rapporti interpersonali. Non è un complotto, è un errore umano.

E allora una domanda semplice: se davvero il calcio è truccato, che senso ha seguirlo? È come giocare a una slot machine sapendo che è taroccata o partecipare a un concorso sapendo già che il vincitore è deciso a tavolino. Chi lo farebbe? Eppure ogni domenica siamo lì… salvo poi gridare al complotto quando perdiamo.

Ci saranno anche mele marce, come ovunque. Ma nella maggior parte dei casi non ci rubano nulla: si sbaglia, come sbagliamo tutti lavorando. Continuare a raccontarsi favole sui complotti non rende più lucidi. Rende solo più semplice trovare scuse invece di fare i conti con noi stessi.