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SuperSaudati
10 Giugno 2025 | 12.48

...a parte che Solda lo ha indicato solo come uno dei peggiori affari (segnalando che quindi gli altri erano buoni...) ...però sarebbe interessare vedere le plus valenze dell'epoca Sartori.... e quelle successive..... perchè nessun dubbio che i Percassi sono bravissimi a vendere... ma un conto è vendere a 60 quello che hai pagato 14 (Koop)....  un altro è vendere a 17 quello che hai pagato 22 (Boga)....  vendere a 4 quello che hai pagato 20 (appunto Musso...chiaro che ci sono gli ammortamenti ma c'erano anche nel primo Koop-caso..) ... o regalare a ZERO (ammesso di riuscirci anche così) 2 zavorre pagate 10 M l'una (God e Soppy...!!) !!!   .....è innegabile che con l'alzarsi delle asticelle e quindi degli ingaggi... diventa ancora più elevato (e soprattutto pesante) il rischio errori...   (e questi errori possono essere una delle cause della -ad ora solo temuta- eventuale decrescita...) io resto dell'idea e non me la toglierà nessuno... che perdere Sartori è stato un errore... vero si è vinta la EL senza di lui... ma molti meriti erano anche suoi per la costruzione del blocco della squadra...   A volte è inevitabile e anche auspicabile un ricambio.... e siamo d'accordo che siamo una realtà medio-piccola che non puo' tenere tutti...  ma secondo me ... sia con Sartori finito a Bologna che con Gasp ora alla Lupacchiotta spellacchiata... si poteva trovare il modo di continuare...  quando becchi dei fuoriclasse (dato che in giro che ne sono ovviamente pochissimi..) devi fare di tutto e anche di più per tenerli....

bna75
10 Giugno 2025 | 10.35
GreteLuna
10 Giugno 2025 | 12.46
dagliStates
10 Giugno 2025 | 12.16
robygdm
10 Giugno 2025 | 12.42
dagliStates
10 Giugno 2025 | 12.16
dagliStates
10 Giugno 2025 | 12.16
Oiggaiv
10 Giugno 2025 | 11.28
Magnocavallo vive a Lovere
10 Giugno 2025 | 11.25
TREINEROBLU
10 Giugno 2025 | 10.59
Pasodoble
10 Giugno 2025 | 10.10
Ludvik_van
10 Giugno 2025 | 10.09
Oiggaiv
10 Giugno 2025 | 09.42
albisarnico
10 Giugno 2025 | 09.05
Jason80
10 Giugno 2025 | 08.34
TrueYou
10 Giugno 2025 | 09.40
pippi74
10 Giugno 2025 | 09.39
Francisco d Anconia
10 Giugno 2025 | 08.38

La tecnologia non si può cacciare dalla porta, perché rientra dalla finestra, e per fortuna aggiungo: avere più informazioni è sempre meglio che averne meno, a patto di saperle leggere, altrimenti si rischia l’immobilità o l’errore. Non so se Gasperini fosse davvero refrattario a questo tipo di approccio, ma in ogni caso, lui e tutti gli altri dovranno ormai farci i conti. Questo aumenta le possibilità, ma anche le difficoltà: oggigiorno, in tutti i campi, per prendere una decisione dobbiamo tenere sotto controllo tanti parametri che non sempre puntano tutti nella stessa direzione. Da qui nasce la necessità di essere preparati e capaci di scegliere con criterio.

La difficoltà maggiore sta forse nel divario tra due atteggiamenti: da una parte chi si pone davanti alla scienza come un mero esecutore: “ditemi cosa dice la macchina e io lo faccio”, dall’altra chi capisce che estro, genio e creatività sono dimensioni che difficilmente “piacciono” a un algoritmo ma di cui bisogna tenere conto (pensiamo, per esempio, a un calciatore come Ilicic, capace di inventare giocate imprevedibili che nessun dato o statistica avrebbe mai potuto prevedere). Proprio per questo motivo serve un equilibrio nuovo: non il rifiuto del dato, ma la capacità umana di interpretarlo e decidere.

Ci sono quindi due rischi, e non mi riferisco solo al calcio: il primo è che nel nome dell’efficienza si dimentichi l’intuizione e l’esperienza. Il secondo è che affidarsi troppo alla macchina può portarci a deresponsabilizzarci, a perdere la nostra capacità di decidere consapevolmente, come se il semplice fatto di seguire una raccomandazione algoritmica potesse sollevarci dalla responsabilità delle nostre scelte.

Gustavsson
10 Giugno 2025 | 08.57
ronny52
10 Giugno 2025 | 07.17
TobyNeroblu
10 Giugno 2025 | 08.57
Francisco d Anconia
10 Giugno 2025 | 08.38

La tecnologia non si può cacciare dalla porta, perché rientra dalla finestra, e per fortuna aggiungo: avere più informazioni è sempre meglio che averne meno, a patto di saperle leggere, altrimenti si rischia l’immobilità o l’errore. Non so se Gasperini fosse davvero refrattario a questo tipo di approccio, ma in ogni caso, lui e tutti gli altri dovranno ormai farci i conti. Questo aumenta le possibilità, ma anche le difficoltà: oggigiorno, in tutti i campi, per prendere una decisione dobbiamo tenere sotto controllo tanti parametri che non sempre puntano tutti nella stessa direzione. Da qui nasce la necessità di essere preparati e capaci di scegliere con criterio.

La difficoltà maggiore sta forse nel divario tra due atteggiamenti: da una parte chi si pone davanti alla scienza come un mero esecutore: “ditemi cosa dice la macchina e io lo faccio”, dall’altra chi capisce che estro, genio e creatività sono dimensioni che difficilmente “piacciono” a un algoritmo ma di cui bisogna tenere conto (pensiamo, per esempio, a un calciatore come Ilicic, capace di inventare giocate imprevedibili che nessun dato o statistica avrebbe mai potuto prevedere). Proprio per questo motivo serve un equilibrio nuovo: non il rifiuto del dato, ma la capacità umana di interpretarlo e decidere.

Ci sono quindi due rischi, e non mi riferisco solo al calcio: il primo è che nel nome dell’efficienza si dimentichi l’intuizione e l’esperienza. Il secondo è che affidarsi troppo alla macchina può portarci a deresponsabilizzarci, a perdere la nostra capacità di decidere consapevolmente, come se il semplice fatto di seguire una raccomandazione algoritmica potesse sollevarci dalla responsabilità delle nostre scelte.

Francisco d Anconia
10 Giugno 2025 | 08.38

La tecnologia non si può cacciare dalla porta, perché rientra dalla finestra, e per fortuna aggiungo: avere più informazioni è sempre meglio che averne meno, a patto di saperle leggere, altrimenti si rischia l’immobilità o l’errore. Non so se Gasperini fosse davvero refrattario a questo tipo di approccio, ma in ogni caso, lui e tutti gli altri dovranno ormai farci i conti. Questo aumenta le possibilità, ma anche le difficoltà: oggigiorno, in tutti i campi, per prendere una decisione dobbiamo tenere sotto controllo tanti parametri che non sempre puntano tutti nella stessa direzione. Da qui nasce la necessità di essere preparati e capaci di scegliere con criterio.

La difficoltà maggiore sta forse nel divario tra due atteggiamenti: da una parte chi si pone davanti alla scienza come un mero esecutore: “ditemi cosa dice la macchina e io lo faccio”, dall’altra chi capisce che estro, genio e creatività sono dimensioni che difficilmente “piacciono” a un algoritmo ma di cui bisogna tenere conto (pensiamo, per esempio, a un calciatore come Ilicic, capace di inventare giocate imprevedibili che nessun dato o statistica avrebbe mai potuto prevedere). Proprio per questo motivo serve un equilibrio nuovo: non il rifiuto del dato, ma la capacità umana di interpretarlo e decidere.

Ci sono quindi due rischi, e non mi riferisco solo al calcio: il primo è che nel nome dell’efficienza si dimentichi l’intuizione e l’esperienza. Il secondo è che affidarsi troppo alla macchina può portarci a deresponsabilizzarci, a perdere la nostra capacità di decidere consapevolmente, come se il semplice fatto di seguire una raccomandazione algoritmica potesse sollevarci dalla responsabilità delle nostre scelte.

Gustavsson
10 Giugno 2025 | 06.19

Leggo adesso il tuo pregevole articolo.

Pone un problema teoretico assai più profondo di quello semplicemente "calcistico", dimostrandosi peraltro come il calcio, gioco di squadra a passione diffusa perché identitaria, quindi popolare, sia specchio, pur parziale e come tale anche distorcente, della vita di tutti i giorni. Ed è bello e assai significativo che il tuo scritto trovi spazio proprio qui, in un luogo di passionali tifosi, dove tutti sono riuniti e convocati da un unico "tifo" (malattia autoimmune) per la loro Atalanta, tutti, dal docente universitario al chiacchierone da bar.

Tu, in realtà, poni il terribile (oggi) problema del rapporto fra quella genialità che è potenzialmente insita in ciascuno di noi, anche se raramente si esprime in modi e forme utili, manifestazione apicale della libertà umana e della sua modalità di esistere, che si manifesta  infine nell'iridescente varietà dei costumi dei popoli, e quella tecnologia che nei tempi correnti tende a distaccarsi sempre più dalla scienza, diventando strumento omologante di controllo ed esclusione oppressiva.

Per rimanere nell'atalantinità, evitando speculazioni (in senso proprio) di tecnica applicata, hai posto il gigantesco problema che il buon senso rettamente indirizzato vorrebbe e dovrebbe cercare di risolvere: per quale motivo il professor Guagliumi (del quale non conoscevo neppure il nome prima che tu lo indicassi), questo genio della cardiochirurgia, non dovrebbe aver bisogno di te e tu di lui? Perché questa contrapposizione, che si sta ponendo nei fatti in ogni ambito, fra genialità (che è motore della scienza, libera ricerca in sé) e tecnologia, che diventa strumento di appiattimento, controllo e, in definitiva, di privazione di libertà?

Che la soluzione del problema non sia facile, appare palese dal tuo stesso pregiato scritto; che debba essere ricercata e in tale direzione si debba procedere, appare altrettanto necessario e urgente.

E adesso applichiamo pure il tutto a Leonida, agli americani, ai Percassi e ai loro comunicati e conferenze. Non senza i migliori auguri e il massimo sostegno al nostro Ivan Juric, con quella sua faccia da persona onesta.

Veradea
10 Giugno 2025 | 02.11
patatinaliscia
10 Giugno 2025 | 06.42
Gustavsson
10 Giugno 2025 | 06.19

Leggo adesso il tuo pregevole articolo.

Pone un problema teoretico assai più profondo di quello semplicemente "calcistico", dimostrandosi peraltro come il calcio, gioco di squadra a passione diffusa perché identitaria, quindi popolare, sia specchio, pur parziale e come tale anche distorcente, della vita di tutti i giorni. Ed è bello e assai significativo che il tuo scritto trovi spazio proprio qui, in un luogo di passionali tifosi, dove tutti sono riuniti e convocati da un unico "tifo" (malattia autoimmune) per la loro Atalanta, tutti, dal docente universitario al chiacchierone da bar.

Tu, in realtà, poni il terribile (oggi) problema del rapporto fra quella genialità che è potenzialmente insita in ciascuno di noi, anche se raramente si esprime in modi e forme utili, manifestazione apicale della libertà umana e della sua modalità di esistere, che si manifesta  infine nell'iridescente varietà dei costumi dei popoli, e quella tecnologia che nei tempi correnti tende a distaccarsi sempre più dalla scienza, diventando strumento omologante di controllo ed esclusione oppressiva.

Per rimanere nell'atalantinità, evitando speculazioni (in senso proprio) di tecnica applicata, hai posto il gigantesco problema che il buon senso rettamente indirizzato vorrebbe e dovrebbe cercare di risolvere: per quale motivo il professor Guagliumi (del quale non conoscevo neppure il nome prima che tu lo indicassi), questo genio della cardiochirurgia, non dovrebbe aver bisogno di te e tu di lui? Perché questa contrapposizione, che si sta ponendo nei fatti in ogni ambito, fra genialità (che è motore della scienza, libera ricerca in sé) e tecnologia, che diventa strumento di appiattimento, controllo e, in definitiva, di privazione di libertà?

Che la soluzione del problema non sia facile, appare palese dal tuo stesso pregiato scritto; che debba essere ricercata e in tale direzione si debba procedere, appare altrettanto necessario e urgente.

E adesso applichiamo pure il tutto a Leonida, agli americani, ai Percassi e ai loro comunicati e conferenze. Non senza i migliori auguri e il massimo sostegno al nostro Ivan Juric, con quella sua faccia da persona onesta.

dagliStates
10 Giugno 2025 | 01.05
Veradea
10 Giugno 2025 | 00.29