14-01-2020 07:37 / 2 c.

Una partita curata nei dettagli da entrambi gli allenatori.

Al termine del pareggio contro l’Atalanta, Antonio Conte è tornato a parlare dell’esiguità della rosa dell’Inter, limitata dalle squalifiche di Barella e Skriniar e dall’infortunio di D’Ambrosio, un argomento su cui torna spesso per vari motivi, soprattutto nei momenti più difficili e dopo le partite che la sua squadra non ha vinto. Serve anche per mettere pressione alla dirigenza, per avere rinforzi cioè e per sottolineare che la posizione in classifica non deve nascondere i problemi strutturali dell’Inter. Ma tradisce anche un’inquietudine che, tra le altre cose, rivela quanto sia stata sofferta per l’Inter la partita contro l’Atalanta: la squadra di Conte è stata in vantaggio per la maggior parte del tempo, ma alla fine la giocata più determinante è risultata la parata di Handanovic sul rigore battuto da Muriel a poco più di due minuti dal novantesimo (se qualcuno si chiede perché non parliamo di arbitri nelle nostre analisi qui c’è una risposta). L’Atalanta a quel punto aveva già pareggiato e se avesse segnato probabilmente avrebbe vinto. 

A determinare le lunghe fasi di possesso dell’Atalanta era infatti la velocità con cui recuperava la palla, più che la brillantezza della sua manovra. Spesso la squadra di Gasperini si è trovata a muovere il pallone nella zona dove l’Inter indirizza di solito i possessi avversari, ovvero ai fianchi del suo schieramento (tra l’esterno e la mezzala), ma poi non riusciva ad avanzare ed era costretta a far girare la palla in orizzontale da una fascia all’altra, con una circolazione che non rappresenta il tipico modo di attaccare dei bergamaschi.

Come l’Inter si è adattata all’Atalanta

Conte ha anche accettato di squilibrare il suo schieramento, abbassando Martínez davanti a Gagliardini per contrastare il lato destro dell’Atalanta, quello in cui si muove solitamente Ilicic, proprio per rendere più complicata la risalita del campo da quel lato e occupare la linea di passaggio in diagonale che Ilicic trova spesso accentrandosi. Gasperini ha provato fin dal primo tempo a risolvere la situazione invertendo le posizioni di Ilicic e Gómez, ma il particolare meccanismo difensivo interista ha continuato a funzionare anche con il “Papu” spostato a destra.

 

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In questo caso Gómez tenta di far arrivare la palla a de Roon, ma il suo passaggio viene intercettato da Gagliardini.

Anche nelle prime fasi dell’azione Lautaro Martínez restava più basso, nella zona di de Roon, per spingere Tolói a rinunciare al passaggio in verticale e spostare quindi da subito la manovra dell’Atalanta a sinistra. Sul passaggio in orizzontale verso Djimsiti, allora, era Sensi ad alzarsi per pressare in parità numerica i tre difensori centrali atalantini, e alle sue spalle i compagni vicini scalavano in avanti.

Candreva usciva su Gosens, Brozovic si alzava su Pasalic, Godín rompeva la linea difensiva per marcare il trequartista sinistro dell’Atalanta (Gómez o Ilicic a seconda dei momenti), mentre Gagliardini si spostava al centro a presidiare lo spazio davanti alla difesa.

 

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Un esempio delle scalate preparate da Conte.

Quando l’Inter pressava il suo primo possesso, l’Atalanta non riusciva ad avanzare in modo pulito, specie fino a quando è rimasto in campo Zapata, rientrato a sorpresa tra i titolari per la prima volta dopo l’infortunio che lo ha tenuto fuori per tre mesi e comprensibilmente lontano dalla sua forma migliore.

Spostato il pallone su una fascia, i giocatori di Gasperini non cercavano la risalita con scambi corti, magari appoggiandosi a Gómez o Ilicic, ma andavano diretti su Zapata, confidando nella sua capacità di conservare il possesso anche se marcato da un difensore, e quindi di far accelerare l’azione, con lo schieramento dell’Inter aperto e i difensori costretti a correre verso la loro porta. Zapata, però, è stato costantemente anticipato da de Vrij, in condizioni strepitose in questo momento, e non è quindi riuscito a essere un riferimento per la manovra come sperava Gasperini.

L’abilità nel recuperare la palla ha permesso all’Atalanta di non ricorrere a uscite elaborate da dietro per consolidare il possesso, ma anche in zone più avanzate la sua circolazione è sembrata più rigida del solito. I movimenti senza palla, gli scambi di posizione, gli inserimenti da dietro e i tagli, insomma tutti gli strumenti di cui si serve normalmente la squadra di Gasperini per aprire gli schieramenti avversari, sono sembrati più rari e meno efficaci.

I rischi calcolati di Gasperini

Una volta superata la metà campo, l’Atalanta era costretta a snaturarsi, a giocare cioè un possesso lento e orizzontale da un lato all’altro, senza nemmeno passare da Gómez, che quando viene schierato da trequartista è il giocatore che più di tutti si occupa di collegare i reparti in tutte le fasi dell’azione. Contro l’Inter, invece, in avanti l’Atalanta si è schierata con un tridente classico innanzitutto per una ragione difensiva, per pressare in parità numerica i tre difensori centrali interisti, e il “Papu” ha giocato stabilmente sulle fasce.

Le possibilità di aprire spazi e alzare il ritmo dell’azione negli ultimi metri passavano così dalle giocate di Gómez e Ilicic, gli ovvi riferimenti verso cui veniva indirizzata la palla. Insieme i due hanno tentato 10 dei 13 dribbling totali dell’Atalanta, ma sono riusciti a superare il diretto avversario solo nella metà delle occasioni, in circostanze che non hanno prodotto chiare occasioni.

Gasperini non è comunque intervenuto per rendere più agevole la circolazione negli ultimi metri, confidando forse sul fatto che la continuità con cui la sua squadra riusciva ad arrivare nei pressi dell’area avversaria avrebbe prima o poi creato qualche situazione favorevole, anche senza aver prima sbilanciato lo schieramento interista.

In effetti la situazione favorevole si è venuta a creare dopo che Gasperini ha accettato qualche rischio in più abbassando a centrocampo Malinovskyi e inserendo Muriel al centro dell’attacco, riportando Ilicic a destra e Gómez a sinistra. A trovare la giocata decisiva, in modo un po’ fortuito, è stato Ilicic, con il tipico movimento ad accentrarsi da destra e la successiva conclusione sporcata da Gagliardini. A centro area Malinovskyi è riuscito ad allungare la traiettoria della palla con un colpo di testa e Gosens allungandosi ha anticipato l’intervento di Candreva, mandando il pallone in rete sul palo più lontano.

Con il nuovo tridente l’Atalanta è poi riuscita a manovrare come aveva cercato di fare per tutta la partita, appoggiandosi al suo centravanti (Muriel) per aggirare il pressing dell’Inter e risalendo velocemente il campo sulla fascia sinistra con una conduzione di Gómez.

L’azione ha aperto un buco al centro della difesa interista e il fallo di Bastoni su Malinovskyi ha dato a Muriel la possibilità di portare in vantaggio l’Atalanta su rigore. La parata di Handanovic ha però mantenuto il risultato sull’1-1.

A rendere più paziente e controllato il possesso dell’Atalanta è stata anche l’attenzione a non concedere ripartenze favorevoli all’Inter dopo aver perso la palla. Tolói e Djimsiti hanno dosato i movimenti a salire in appoggio alla manovra per non aprire spazi alle loro spalle a Lukaku e Martínez, e anche de Roon restava bloccato a dare equilibrio e coprire i compagni se avanzavano o si facevano saltare.

Attenzioni reciproche

Per rendere ancora più evidente il vantaggio che aveva in mezzo al campo, Conte ha schierato in modo asimmetrico i suoi centrocampisti, tenendo Gagliardini in linea con Brozovic e alzando Sensi alle spalle del centrocampo dell’Atalanta sul centro-destra, forse anticipando le scalate dei giocatori di Gasperini e liberando tra le linee il centrocampista più tecnico in zona di rifinitura. I due interni dell’Atalanta (de Roon e Pasalic) si alzavano infatti su Gagliardini e Brozovic, e alle loro spalle si liberava Sensi, su cui doveva uscire Djimsiti dalla linea difensiva.

Sensi rappresentava la linea di passaggio intermedia prima di arrivare agli attaccanti, oppure allargandosi quando la palla era sulla fascia doveva aprire il corridoio per il passaggio in diagonale verso Lukaku e Martínez. L’Inter non è riuscita ad attivare con continuità le combinazioni tra Sensi e gli attaccanti, ma gli è bastato farlo una volta nei primi minuti per sbloccare la partita.

 

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Djimsiti esce dalla linea ma non contrasta la giocata di Sensi, e il suo passaggio in verticale innesca la combinazione tra Lukaku e Martínez che porta al gol di quest’ultimo.

Lo svolgimento più prevedibile della partita, con l’Atalanta a tenere di più la palla e l’Inter ad accettare di difendersi nella sua metà campo, è stato quindi accelerato dal gol di Martínez. La squadra di Gasperini ha iniziato da subito a manovrare a lungo nella metà campo avversaria e quella di Conte si è abbassata a conservare il vantaggio.

L’attenzione che i due allenatori hanno prestato ai meccanismi offensivi avversari più pericolosi ha poi inciso sullo sviluppo dell’azione di entrambe le squadre. La manovra dell’Atalanta è stata più lenta e piatta del solito anche per minimizzare i rischi in caso di perdita della palla, il sacrificio di Martínez in fase difensiva ha invece reso meno efficace l’Inter in transizione.

Nessuna delle due squadre ha mostrato la miglior versione possibile di sé stessa, entrambe però hanno buoni motivi per continuare a inseguire con fiducia i loro obiettivi anche dopo questo pareggio.

 



di Marcodalmen




  1. Mah
    A me pare costruita benissimo andando a cercare episodi a sostegno della tesi esposta. 
    Possibile che l'azione del Papu che supera in dribling tre difensori liberando al tiro con cui Malinovski centra il palo a portiere battuto non sia degna di citazione?
    Anche la traversa del Papu, pur viziata da un lieve furigioco di Gosens dimistra l'efficacia della manovra atalantina.
    Ignora altresi' il fattore arbitraggio nella equa gestione dei cartellini.
    De vrji meritava il giallo in almeno uno dei due falli fatti per fermare Papu e ilicic
    Proprio bravi a menarla.... 


  2. Bella spiegazione.... e d'altronde in questa partita c'erano i 2 migliori allenatori della serie A


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