Luca Percassi premiato Dirigente dell'Anno: "L'Atalanta può crescere ancora, abbiamo molte idee"
Una serata di gala nel Teatrino di Portofino, con successiva cena nella suggestiva cornice di Castello Brown: è qui che Luca Percassi ha ricevuto il 3° Premio Nazionale Gianni Di Marzio come miglior dirigente calcistico dell'anno.
Il riconoscimento, organizzato dal gruppo editoriale Telenord in collaborazione con i principali protagonisti del mondo dello sport e dell'informazione, celebra le figure più significative del calcio italiano rendendo omaggio allo storico allenatore e dirigente sportivo Gianni Di Marzio. Tra i premiati della serata figurano anche Claudio Ranieri ed Enzo Maresca. Tra gli ospiti più illustri l'ex calciatore Goran Pandev, il campione del mondo 1982 Giuseppe Dossena e lo snowboarder medaglia olimpica Lorenzo Sommariva.

A ricevere il premio, un Percassi visibilmente emozionato, che a Sky Sport ha dichiarato: "Questo è un premio che 16 anni fa, quando sono diventato Amministratore Delegato dell'Atalanta, non avrei mai pensato di poter ricevere. È un riconoscimento che mi gratifica moltissimo. Devo dire grazie a tutte le persone che in questi anni mi sono state vicino e hanno dato veramente tanto all'Atalanta, e che mi hanno permesso di essere qui oggi a ritirare questo premio."
Percassi durante la premiazione ha ripercorso le origini di un legame con il club che nasce da lontano, dalla stessa città: "Mio papà e io siamo nati a Bergamo, abbiamo avuto la fortuna di crescere facendo tutto il settore giovanile dell'Atalanta e questo ambiente ci ha permesso di imparare moltissimo. Curiamo e siamo custodi di questa società come fosse un figlio, quindi ci dedichiamo ogni ora delle nostre giornate e viviamo per questo, nella speranza di fare le cose per bene a dimensione nostra." Un legame che si alimenta ogni giorno: "Io vivo a Bergamo e ascolto quello che vive la città."

Diventato amministratore delegato giovanissimo, Percassi non ha mai smesso di sentire il peso e il privilegio di quella responsabilità: "Sono diventato AD a 29 anni con una grande responsabilità, ringrazierò mio padre per tutta la vita." La sua filosofia di gestione si fonda sulla chiarezza dei ruoli: "Penso che ognuno dovrebbe tornare a fare il suo: un allenatore non dovrebbe parlare di bilanci, non sa cosa siano e non li firma. Così come un amministratore delegato o un presidente non devono parlare di tattica. Bisogna limitarsi al proprio compito."
Sul rapporto con il fondo Pagliuca, Percassi ha raccontato come l'ingresso del socio americano sia stato frutto di una scelta ponderata, non senza qualche resistenza iniziale: "All'Atalanta siamo riusciti a trovare un mix fantastico perché la famiglia Pagliuca ci ha corteggiato molto. Mio papà non era tanto per la quale, ma io ho insistito molto per fargli capire che questa collaborazione ci avrebbe resi ancora più forti, e penso che anche i fondi stiano facendo un lavoro egregio. Sostenere economicamente delle squadre merita rispetto, ma non si può pensare che chi gestisce un fondo possa capire tutte le dinamiche che vive una squadra di calcio."

Un equilibrio che si regge su un principio guida costante, il rapporto con la città e con i suoi tifosi: "Quello che facciamo tutti i giorni lo facciamo con in testa la domanda: 'ma cosa penseranno i bergamaschi?'. Sentiamo una grande responsabilità."
Guardando al futuro, le ambizioni sono chiare e concrete: "Noi abbiamo molte idee e pensiamo che l'Atalanta possa crescere ancora." Un percorso che passa anche dallo sviluppo delle strutture e del settore giovanile: "Vogliamo sviluppare ulteriormente il percorso formativo nel nostro vivaio, stiamo sviluppando un progetto per ampliare la New Balance Arena, la nostra ambizione è continuare a costruire una squadra competitiva."

La strada percorsa fin qui è già straordinaria, ma Percassi guarda sempre avanti: "Quando abbiamo preso l'Atalanta in Serie B, l'obiettivo era salvarci per 10 anni di fila in Serie A scrivendo la storia del club. Siamo andati ben oltre. Questo ci responsabilizza e ci ha gratificato, ma al tempo stesso sappiamo che nel calcio si vive di oggi e di futuro, quindi il passato non conta. Partiamo dalla nostra voglia di lavorare cercando sempre di fare il bene di questa società."
Un impegno totale e incondizionato, quello di Percassi, che si chiude con le parole più rappresentative del suo essere bergamasco: "Rappresentiamo una città laboriosa e silenziosa, molto spesso poco comunicativa, e penso di rappresentare bene questo essere bergamaschi. Finché ci sarà la famiglia Percassi, io dedicherò tutto me stesso all'Atalanta."
