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Me regorde l’Atalanta : basta la parola

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Seppure ad intermittenza, il fluire dei ricordi, consente diverse interessanti opportunità. Prima certamente è quella di far conoscere, quantomeno ai più giovani, spigolature, certamente di margine, ma comunque agganciate alle vicende atalantine, mentre per ultima, ma non meno  importante per consentire raffronti tra l’ieri e l’oggi, evidenziando possibili migliorie.

Questa volta ci inoltriamo in un compendio di ‘folgorazioni’, positive e negative, che hanno punteggiato quegli anni, vuoi per conto dei responsabili societari che per attori esterni, la nostra storia.

Avvenne che, per la consuetudine del Rasgamento della egia, promosso dal ducato di piazza Pontida, in occasione della metà quaresima, l’effigie atalantina, venne posta al centro della manifestazione, in esito al cattivo rendimento sportivo del momento. Con le fattezze di una non giovane donna e neanche tanto aggraziata, l’Atalanta venne messa al  rogo tra le folgorazioni dei fuochi pirotecnici.

Oggi che abbiamo una presidenza di riconosciuta valenza ed apprezzamento, facciamo voto che non si torni a trascorse, negative situazioni, quando il cambio dei vertici addusse al comando un gruppo non qualificato di personaggi, di cui uno si iscrisse al meglio del peggio possibile. La vicenda si svolse negli spogliatoi, ove era in atto il prelievo del liquido organico, per sottoporre al test antidoping, i giocatori che risultarono designati. Come può succedere, specialmente in una situazione di tensione nervosa particolare, uno dei nostri giocatori non riuscì ad effettuare celermente l’operazione prevista. Sarebbe bastato farlo presente e prendere tempo, ma il dirigente accompagnatore, investito da una scarica adrenalinica, non trovo altro di meglio che riempire la provetta di…birra. Naturalmente la corbelleria fu scoperta e seguirono i previsti strali persecutori.

In una stagione di arbitri incapaci e spesso esposti a giuste critiche, mi piace ricordare un signor arbitro di allora, l’ingegner Casarin, quintessenza di signorile capacità e di soluzioni linearmente pregevoli. Quel giorno, nel corso dell’incontro casalingo con la Juve,, a completamento della neve raccolta ai bordi del campo, calò una consistente nebbia, che precludeva, in particolare la visione della figura arbitrale, al tempo vestita di nero. In una situazione che avrebbe indotto altri giudici di gara alla sospensione dell’incontro, Casarin oppose il lampo della razionalità, indossando, sopra la divisa, una vivace maglia rossa che risolse agevolmente il problema.

Nel periodo che vide un fitto avvicendarsi di dirigenti, un personaggio, che per diretta conoscenza, posso qualificare davvero un ‘Signore’, fu l’avvocato Camillo Graff, principe del foro bergamasco,che, se non si distinse per quel periodo di reggenza, lo fece alla sua morte, quando, a proprio nome, fece pubblicare un necrologio in cui tesseva la magnificenza della città e la ringraziava per averlo ospitato in vita. Un brano incantevole, che rimpiango di non aver conservato e che incorniciò nella maniera più consona, la dignità della sua investitura alla carica presidenziale.

Una prerogativa che l’attuale presidenza incarna appieno dando lustro al senso della responsabilità  e della bergamaschicità più nobili. Altro che presidenti acquirenti di un pacchetto azionario, che poi gestiscono, senza amore e senza rispetto, trattando il sodalizio acquisito da autentico pacco…

Ma qui siamo all’ Atalanta e, per chi conosce la sua valenza, basta la parola !

Renato

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thealamo
Bel pezzo.
Denuncia ....Amore e Competenza per la squadra, rispetto per le persone.
Mi permetto un'unica....correzione.
Quello che indosso' Casarin (concordo sul giudizio tecnico e della persona ) in quell'Atalanta vs Dea 1985 (gol di Marino direttamente su corner) non fu' una maglia. Piu' propriamente un golfino a mezze maniche ....carminio.
Solo per la precisione

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