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20/10/2026 | 09.09
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Orsato cambia tutto: il referente degli arbitri De Marco non può parlare con i club


Nella Serie A di questa stagione, il problema non è legato soltanto agli errori arbitrali, ma anche all’impossibilità di chiedere a qualcuno di risponderne. Come racconta Repubblica, la vicenda mette insieme un cambiamento in corsa nell’utilizzo del VAR e una figura professionale rimasta soltanto sulla carta: il referente arbitrale per i club, Andrea De Marco.

L’approccio all’utilizzo della tecnologia è cambiato nell’arco di poche settimane. Prima della sosta, con il metro arbitrale introdotto dal designatore Daniele Orsato, il VAR era stato utilizzato soltanto in rarissime occasioni. Nelle ultime due giornate, invece, la tendenza si è invertita e il criterio di valutazione sembra tutt’altro che omogeneo. Anche il tecnico del Lecce Eusebio Di Francesco ne ha parlato apertamente: «Non si capisce più quale sia il metro e la cosa che fa più male è che non sai nemmeno a chi chiedere spiegazioni».

Quest’ultima considerazione mette in luce il punto centrale della questione. Il referente avrebbe dovuto svolgere una funzione di collegamento tra gli organi tecnici e le società, rappresentando il punto di riferimento per i dubbi sulle interpretazioni, le domande sul regolamento e le richieste di chiarimento relative agli episodi contestati. Perché questo incarico possa funzionare, è però indispensabile che i club ripongano fiducia nella persona scelta.

La persona designata è quello di Andrea De Marco, ex arbitro, che ha già ricevuto la prima mensilità di un contratto da 50mila euro all’anno. Il suo incarico, tuttavia, non può essere svolto, perché non è gradito a Orsato.

Il designatore avrebbe preferito Eugenio Abbattista, suo fedelissimo e uno di coloro che, in Procura, hanno accusato il predecessore Gianluca Rocchi nell’ambito dell’inchiesta che di recente è stata ufficialmente archiviata. Le società hanno però posto il veto sul suo nome, contestandogli di aver affidato a una trasmissione televisiva le proprie confessioni contro il sistema.

Il processo di selezione

La procedura di selezione si è trasformata in un lungo braccio di ferro. FIGC e Lega Serie A si sono reciprocamente attribuite la responsabilità della decisione, fino ad arrivare alla definizione di una rosa di tre candidati, Abbattista, Stefani e De Marco, sui quali i club avrebbero dovuto esprimere la propria preferenza. Undici società hanno scelto di astenersi, ritenendo che la decisione non spettasse a loro. Alla fine, è stato selezionato il candidato che aveva ottenuto il maggior numero di consensi, ossia sette preferenze: De Marco.

La decisione non ha soddisfatto il designatore e il risultato è un contratto attivo a cui non corrisponde alcuna attività. In una stagione in cui l’utilizzo del VAR è cambiato sensibilmente, le società si ritrovano quindi senza un interlocutore a cui rivolgersi per ottenere spiegazioni sulle interpretazioni arbitrali.

Durante l’incontro di settembre con gli allenatori, Orsato aveva garantito: «Il Var non è spento». Non tutti i tecnici, però, sembrano convinti di questa affermazione. Prima ancora di affrontare la questione, rimane comunque da capire con chi discuterne.

fonte calcioefinanza.it


By marcodalmen
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