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Sarà un’Atalanta modello Giuntoli?


Articolo a firma di Fabrizio Carcano pubblicato da quotidianosportivo.it

Dal miracolo Carpi a Kvaratskhelia e Kim a Napoli


Plusvalenze sul mercato e risultati di alto livello sul campo. L’Atalanta che si prepara a voltare pagina a livello dirigenziale, con il possibile arrivo di Cristiano Giuntoli nel ruolo di ds al posto di Tony D’Amico, punta a dare continuità a una strategia societaria risultata vincente, da un punto di vista finanziario e sportivo, negli ultimi sedici anni di gestione della famiglia Percassi.

Partiti nel 2010 con una Dea appena retrocessa in B, costruendo dal settore giovanile le basi per il nuovo corso proiettato all’Europa e all’alta classifica, compiendo però il salto di qualità dal 2014 con l’arrivo di Giovanni Sartori.

Il “mago“ del miracolo Chievo, in vent’anni dalla C2 all’Europa mantenendo i bilanci in ordine, l’uomo dei colpi low cost che a Bergamo ha portato giocatori poco conosciuti, a costi bassi, valorizzati poi da Gasperini in maglia nerazzurra e rivenduti con operazioni clamorose, dal primo De Roon a Kessie, da Gosens a Castagne, da Freuler e Hateboer fino a Koopmeiners, il tutto migliorando anno dopo anno l’organico, scalando la classifica fino al terzo posto.

È la mission sportiva che verrebbe chiesta anche al 54enne fiorentino Giuntoli, individuato non solo per quanto fatto nella parte finale del suo ciclo a Napoli, culminato con lo scudetto 2023 di Spalletti, ma anche per il suo percorso di dirigente partito dal basso, dalla serie D con il Carpi, portato fino alla serie A.

"Penso che Giuntoli sia uno dei migliori dirigenti del calcio italiano: si è formato nelle categorie inferiori", ha spiegato lunedì sera a Portofino, dopo aver ricevuto il “3° Premio Nazionale Gianni Di Marzio” come dirigente dell’anno, l’amministratore delegato nerazzurro Luca Percassi. Sottolineando, appunto, come Giuntoli si sia formato nelle serie minori, salendo passo dopo passo i gradini della scala del nostro calcio.

Percorso simile a quello dei Percassi, partiti dalla B.

Negli ultimi quattro anni D’Amico ha condotto importanti e ben riuscite operazioni di mercato, lavorando in tandem con lo stesso Luca Percassi, realizzando colpi come Kolasinac da svincolato o gli arrivi di De Ketelaere a 26 milioni dal Milan, di Ederson preso a 22 dalla Salernitana o Hien a 9 milioni dal Verona, fino al capolavoro Hojlund, acquistato a 17 milioni e rinvenduto a 75 per la più clamorosa delle plusvalenze. Ma nell’ultimo triennio una Dea da piani alti della classifica ha condotto un mercato prevalentemente dalle cifre elevate: i vari Scamacca, Bellanova, Samardzic, Kossounou, Raspadori o Krstovic, sono tutti costati intorno ai 25 milioni. Con Giuntoli la strategia, per un’Atalanta che punterà ai primi quattro posti e al ritorno in Champions, potrebbe essere quella di un ritorno al recente passato, abbinando l’arrivo di giocatori già pronti a talenti da valorizzare, come il dirigente toscano ha fatto al Napoli con Kvaratskhelia (preso per 10 milioni) o con Kim, acquistato a 20 milioni e rivenduto al triplo.



By marcodalmen
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