Valori – by Ombra

04-07-2022 21:00
2 C.

Il solito, vecchio Gasp. Ormai abbiamo imparato a conoscerlo, a decifrare le sue frecciatine e provocazioni. Accuse mai veramente esplicite ma che raggiungono chiaramente le orecchie degli interessati, parole che fanno ancor più breccia nell’orgoglio e nella mente di chi di dovere rispetto alla verità dichiarata secondo gli aspetti più duri e crudi. Abbiamo fatto il callo ai mugugni di Gasperini, ereditati probabilmente dalla residenza ligure degli anni genoani, in sede di mercato e di valutazioni su qualità e profondità della rosa a disposizione. Un’insoddisfazione latente, compensata da un’imminente e improvvisa accelerata in operazioni annunciate da tempo ma apparentemente arenatesi. Ederson, da questo punto di vista, non dovrebbe fare eccezioni. Dalle colonne di Garlando, tuttavia, non ci si aspettava di trovare un mister pronto a rivelare chissà quali segreti di mercato o analisi improbabili su un’annata appena trascorsa al di sotto delle potenzialità della squadra. Avrebbe fatto strano, ammettiamolo. Eppure non è stata la consueta intervista priva di contenuto o significato, riempitivo di giornate estive senza calcio giocato.

Gasperini ha parlato della futura Atalanta come una squadra da battaglia. Ha parlato di un debito di riconoscenza nei confronti dell’affetto manifestatogli dalla gente di Bergamo, fattore determinante nel convincerlo a restare in un momento storico della nostra società nel quale un cambio di guida tecnica sarebbe stato sicuramente doloroso ma non così impensabile. Bisogna ripartire modificando alcune visioni fondamentali, questo è fuor di dubbio. Nessuna rivoluzione ma accorgimenti, frutto di un’estate di studio, per utilizzare la terminologia gasperiniana. Al di là di difesa a 3, Boga, circolazione offensiva ed efficacia degli esterni, la Dea deve riscoprire il fuoco e il furore che hanno portato le recenti edizioni del Gasp a risultati storici. La squadra dell’anno scorso, a livello tecnico e di uomini, era superiore a quella dei Conti, Spinazzola, Petagna, Kurtic e Gomez del primo anno di Gasp? La risposta accettabile è una sola, e anche solo valutare l’alternativa significa tenere non due fette di salame sugli occhi, ma l’intero maiale seduto sul volto.

Nonostante tutto, quella prima Atalanta è saputa andare oltre. Grazie a una simbiosi con l’ambiente e lo stadio che è durata per cinque anni, calando fisiologicamente nel sesto. Abbiamo tutti negli occhi le immagini della Nord dopo l’eliminazione in EL col Lipsia, ma siamo sicuri che se fosse arrivato un 7-1 a San Siro saremmo andati a Zingonia ad accogliere il pullman della squadra? No. Non l’avremmo fatto. Ma è normale, e forse giusto, che sia così. La memoria storica e la parabola dell’Atalanta ci concede di essere più esigenti nei confronti di un gruppo mai così talentuoso e ricco di risorse nella nostra storia. La nostra, e quella di squadra e società, non deve trasformarsi in schizofrenia, schizzinosità e snobismo. Siamo ancora in tempo per fermare l’emorragia, e i proclami del Gasp sembrano indicare la giusta direzione. Perché auspicare un’Atalanta dall’animo più operaio, contadino, combattivo non significa sottovalutare i piedi buoni dei giocatori nerazzurri. Significa ritrovare quell’empatia e comunanza emotiva in grado di regalarci storie da raccontare ai nipotini tra qualche decennio davanti al fuoco di un camino nelle sere invernali. Belli i punti in classifica, necessari i trofei per suggellare l’affermazione di un progetto tecnico. Ma le emozioni non hanno eguali. Non hanno prezzo o valore. Perdonate l’eccessivo cinismo, ma accontentarsi di vederle vivere da altre tifoserie sta facendo malissimo. Torna a farci emozionare, Atalanta.

 

Ombra

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95Frank
95Frank
4 Luglio 2022 22:15

Andro’ controcorrente, ma a me sembra che Gasperini, questa volta, sia finalmente fiducioso di poter implementare il “suo” calcio (magari anche dopo piu’ di una sessione di mercato).

Ho la sensazione che, finalmente, TUTTI riconoscano all’allenatore il “diritto” di scegliersi i giocatori (naturalmente nell’ambito di un budget stabilito dalla societa’).

Sembrano finalmente finiti i tempi in cui: “NOI scegliamo i giocatori ,,,, e l’allenatore deve soltanto saperli utilizzare al meglio”, ovvero, il MEDIOEVO del calcio ……

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Fartur
Fartur
4 Luglio 2022 21:55

Quali sono le tifoserie che stanno vivendo soddisfazioni e trofei. Sempre le stesse, da decenni.
Come se vincere trofei, per una società come la nostra è diventato normale.
Abbiamo fatto cose eccezionali, abbiamo sfiorato il sogno di portarci a casa 1/2 coppe Italia che non avrebbero minimamente spostato il mio orgoglio di tifare Dea, da sempre e per sempre.
Se continueremo a proporre calcio spettacolare, con mentalità vincente su ogni palcoscenico, si manterrà intatta la mia voglia di seguire una serie A che se non ci fosse la Dea sarebbe nel dimenticatoio.

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