Il Nero e l'Azzurro: Il peso sulla sua testa

Una sconfitta che fa male, ma soprattutto preoccupa per come è maturata. L'Atalanta mostra qualcosa nel primo tempo, poi si scioglie dopo il vantaggio del Parma e finisce per incassare tre gol senza riuscire a reagire. Difesa fragile, poca personalità, attacco inconcludente e tanti interrogativi sulla guida tecnica. Qualche nota positiva c'è, ma bisogna davvero cercarla con il lanternino.
NERO⚫
Una squadra senza carattere e senza leader
Dopo il primo gol subito, l'Atalanta praticamente sparisce. Nessuna reazione, poca grinta e nessuno capace di prendere in mano la situazione. Quando le cose si complicano, manca una guida in campo. Giovani o esperti, sembrano tutti in attesa che qualcun altro risolva il problema.
Difesa da registrare, e anche in fretta
Tre gol subiti, errori di marcatura, disattenzioni e una fragilità ormai preoccupante. L'autorete di Zappacosta è sfortunata, ma non può diventare l'alibi per tutto quello che non funziona dietro. Gli avversari trovano troppo facilmente spazio e occasioni.
Possesso palla, ma a velocità bradipo
Si passa da destra a sinistra e viceversa. Peccato che per fare gol servano anche velocità, verticalizzazioni, iniziativa e tiri in porta. Il pallone gira, gli avversari si sistemano e la sorpresa rimane sempre la stessa: non succede niente.
Attacco poco incisivo e occasioni sprecate
De Ketelaere, Krstović e compagni non riescono a concretizzare le opportunità create. Rowe continua a non incidere come ci si aspetterebbe. Tra errori sotto porta, poca cattiveria e scarsa lucidità, segnare sembra diventata un'impresa. E pensare agli investimenti fatti, tra El Bilal Touré e Rowe, non aiuta certo il buonumore.
Centrocampo senza personalità
Manca filtro, manca ritmo e manca qualcuno che sappia cambiare marcia quando serve. Il centrocampo non protegge adeguatamente la difesa e non riesce a dare continuità alla manovra offensiva. Troppa passività e pochi giocatori disposti a prendersi responsabilità.
I dubbi sulla guida tecnica
Sarri non riesce a farsi capire dai giocatori oppure sono i giocatori a non capire quello che devono fare? Il dubbio rimane. La squadra appare confusa, poco organizzata e incapace di reagire alle difficoltà. Qualcosa deve cambiare, perché le attenuanti stanno finendo.
La sfortuna non può spiegare tutto
Certo, l'autorete e qualche episodio sfavorevole hanno complicato la serata. Ma non si può dare sempre la colpa alla malasorte. Quando le prestazioni sono così deludenti, forse la sfortuna è soltanto l'ultimo dei problemi.
AZZURRO🔵
La Curva Nord
Ancora una volta sugli spalti si vince. Sostegno, passione e presenza non mancano, nemmeno quando la squadra offre spettacoli tutt'altro che esaltanti. Una certezza in mezzo a tante incertezze.
Il primo tempo
Prima del tracollo qualcosa si era visto: qualche buona iniziativa, occasioni per De Ketelaere e Krstović e una squadra discretamente propositiva. Peccato che le partite durino novanta minuti.
Nessun nuovo infortunio e rientri in vista
Almeno non si è allungata ulteriormente la lista degli indisponibili. Si avvicinano alcuni rientri e questo potrebbe restituire alternative importanti. Non sarà la soluzione di tutti i problemi, ma almeno qualcosa si muove.
Qualche occasione anche nella ripresa
La traversa di Pašalić e alcune conclusioni di Krstović e Bernasconi dimostrano che, nonostante tutto, qualche tentativo c'è stato. Anche il giovane Idele ha mostrato qualche spunto interessante.
Almeno ci mettono la faccia
Le scuse e l'assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti sono apprezzabili. Meglio riconoscere gli errori che nascondersi. Ora, però, sarebbe bello vedere le scuse trasformarsi in prestazioni.
La capacità di cambiare gioco
La circolazione da destra a sinistra funziona anche discretamente. La manovra, almeno nella costruzione, qualche volta si vede. Manca però tutto quello che viene dopo: velocità, imprevedibilità e conclusioni. Insomma, abbiamo imparato a spostare il pallone. Adesso proviamo anche a usarlo.
Le trasferte del futuro
Male che vada ci aspettano trasferte d'altri tempi, a basso costo: Verona, Vicenza, Padova, Mantova, Cremona e Piacenza. Si rispolverano vecchi itinerari e vecchie canzoni: «Torniamo a Piacenza e Vicenza, tutti insieme a Palermo, invasione a Verona!». Ridiamoci sopra, che forse è meglio. Perché, a giudicare da quello che si vede in campo, qualche viaggio alternativo potrebbe diventare necessario.